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Adesso Meloni è costretta a una clamorosa retromarcia su Pos e condono fiscale

Asia Buconi|

meloni pos

Il pacchetto di emendamenti alla Manovra atteso per stasera in Commissione Bilancio alla Camera potrebbe riservare svolte interessanti. Una su tutte, la possibilità che la tanto discussa norma sul Pos salti, nonostante le ripetute insistenze della maggioranza a porre a 60 euro la soglia sotto la quale i commercianti non sono obbligati ad accettare pagamenti elettronici.

Il Governo starebbe seriamente prendendo in considerazione la possibilità di cancellare del tutto la norma sul Pos o, in alternativa, di abbassare il tetto a 30 euro, in nome delle pesanti perplessità espresse sulla questione da varie istituzioni, a partire dalla Corte dei Conti e da Bankitalia, per arrivare ai vincolanti dubbi di Bruxelles.

Meloni costretta a frenare sul Pos, l’opposizione richiama Giorgetti

Ovvio che quella sul Pos sarebbe una clamorosa retromarcia da parte del Governo Meloni, che ha sempre rivendicato la norma difendendola praticamente fino a ieri. Ma, d’altronde, è cosa nota quanto l’innalzamento della soglia fosse in contrasto con uno degli obiettivi principali del Pnrr e con le raccomandazioni dell’Ue sulla lotta all’evasione, con la Commissione europea che non aveva mancato di bocciare su questo punto la legge di bilancio presentata dall’esecutivo di Centrodestra.

Il deposito delle ultime modifiche è atteso a ore e dovrebbe essere illustrato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dopo le 21 di oggi, anche se adesso la seduta della Commissione Bilancio è stata sospesa per lasciare spazio alla riunione dell’ufficio della presidenza, dopo che le opposizioni hanno contestato il metodo di lavoro e sollecitato Giorgetti a un intervento anticipato. In caso di cancellazione della norma sul Pos, quello che le forze di minoranza chiedono al Governo è di votare gli emendamenti soppressivi già presentati da Pd, Alleanza Verdi Sinistra e M5S.

Manovra, non solo Pos: dietrofront anche sul condono fiscale

Anche la “pace fiscale” che ha ispirato il Governo Meloni sin dal principio potrebbe traballare sotto lo sguardo di Bruxelles. Nel mirino, le varie misure di condono promosse dal Centrodestra, che rischiano di ridurre il gettito fiscale nonostante la Premier e Giorgetti continuino a negarlo. Il riferimento è allo stralcio delle cartelle esattoriali fino a 1000 euro contratte tra il 2010 e il 2015, che slitterà di due mesi e avverrà quindi a partire dal 31 marzo 2023 e non dal 31 gennaio come previsto dalla versione iniziale del testo.

Non solo, saranno escluse pure le multe: i Comuni decideranno se applicare o meno la norma. Per quel che riguarda le sanzioni amministrative (incluse quelle per violazione del codice della strada) lo stralcio si applicherà solo agli interessi di mora e non al capitale dovuto o alle somme maturate per rimborso spese per le procedure esecutive. Nello specifico, si legge nella norma: “I Comuni possono decidere di non applicare la misura e in questo modo si introduce una differente applicazione (cd. annullamento parziale) per i crediti affidati dagli enti diversi dalle amministrazioni statali, dalle agenzie fiscali e dagli enti pubblici previdenziali”.

Tutte misure, queste, che secondo la relazione tecnica garantiranno un risparmio di 154 milioni di euro per le casse pubbliche rispetto ai 746 milioni di perdita per l’erario stimati sulla base del testo iniziale.