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Mattia Santori e Salvini erotico tamarro

sardine mattia santori

Mentre le Sardine “festeggiano” l’espulsione dell’ex portavoce della Basilicata Vincenzo Petrone, Mattia Santori in un’intervista a Repubblica spiega perché ha definito Matteo Salvini “erotico tamarro” mentre domani sarà in piazza Santi Apostoli per un bis della piazza grande di San Giovanni, il ritorno delle Sardine a Roma.

Si è sentito con Conte la scorsa settimana. Ora pensa che l’incontro ci sarà ancora?
«Siamo in contatto, ma chiaramente osservando l’andamento di questi giorni l’incontro con le Sardine non è certo una priorità, valuteremo nei prossimi giorni».

Cosa vi siete detti nella telefonata?
«È stata una chiacchierata amichevole, l’idea era di fare un incontro diverso dal solito, non con una delegazione a palazzo Chigi: magari quello lo visiteremo, ma poi vogliamo uscire. E abbiamo chiesto di essere più numerosi di un gruppetto di tre o quattro. Non vogliamo passi un messaggio sbagliato. In questo momento non abbiamo organi eletti né rappresentativi di tutto il movimento, per questo non cerchiamo un incontro formale».

Renzi ha acceso la miccia, cosa ne pensa?
«Noi vogliamo parlare di sistema sanitario, di asili nido, di uguaglianza, non di giochini di Palazzo e di un teatrino della politica che rende le persone sempre più distanti».

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Lo scontro è sulla prescrizione, avete una vostra posizione?
«Ne stiamo discutendo. Ma la prescrizione è un pretesto, la percezione di chi vede da fuori i palazzi della politica è che non si stia inseguendo una linea politica, ma le prossime elezioni. Ci sono tanti bombaroli all’interno ed è un peccato, non tanto per questo governo, ma perché ancora una volta viene messo in secondo piano il governo e il bene del Paese rispetto a personalismi e a convenienze elettorali».

A Piazza pulita ha definito Salvini “un erotico tamarro, mentre voi siete erotici romantici”. Cosa significa?
«La comunicazione è anche seduzione e ci sono modi diversi per arrivare alla gente: il nostro modo è romantico nel senso di libero e profondo. Vogliamo prendere le persone per mano, lontane dai cellulari, ed ascoltarle».

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