La macchina del funky

Matteo Renzi e «l'esperienza devastante» di blindare i fedelissimi nelle liste

matteo renzi lapo elkann

Matteo Renzi ha detto che fare le liste dei candidati del Partito Democratico per le elezioni politiche 2018 è stata «un’esperienza devastante dal punto di vista personale». Filippo Ceccarelli su Repubblica va all’attacco del segretario del PD, definendolo “il bomba”:

Ora se n’è vista e sentita in giro quanto basta per convincersi che l’enfasi, specie quella di ordine intimistico-piagnucoloso, è prerogativa degli odierni capi politici. Per cui sembra plausibile che mentre i democratici si andavano sbranando per le poltrone nella palude del Nazareno, il loro degno capo si sia anche preoccupato di far filtrare, de relato e per pure ragioni di immagine, quel che doveva suonare come un tratto di umanità, un soffio di sentimentale ripiegamento rispetto al duro mestiere di leader che a un dato momento è costretto a sacrificare il proprio innato buon cuore, eccetera.
Non solo, ma per timore che tale preziosa disposizione d’animo non fosse raccolta a dovere da operatori comprensibilmente esausti e indecorosamente abbandonati per la strada, ecco che la war room renziana si è peritata di rendere noto che il leader aveva anche vissuto le lunghe ore delle candidature con “disperazione” – e qui di nuovo il Bomba, come fin dalla gioventù era soprannominato Renzi, ha fatto bùm. Il dato misterioso, anche sul piano delle strategie e tecnologie della comunicazione, è come i leader e gli spin doctor possano anche solo sperare che i superstiti lettori e spettatori ancora gli credano.

matteo renzi fedelissimi 1
Il quotidiano pubblica anche un elenco dei fedelissimi di Renzi che sono stati blindati: Maria Elena Boschi, l'”eroico” Giachetti, Anna Ascani l’ex lettiana, Ernesto Carbone, Alessia Morani e Alessia Rotta. Poi Ceccarelli ricorda che la metafora del lanciafiamme è stata già usata da Calderoli:

«Adesso mi credete quando vi promettevo di usare il lanciafiamme? – ha chiesto a imprecisati interlocurori – Aria fresca, rinnovamento». L’immagine tutta renziana del lanciafiamme risale al giugno del 2016 (teatro Gruber). Insieme all’apriscatole, al cacciavite, al bloccasterzo, al trapano, al black and decker e alla ruspa rientra a pieno titolo nel novero degli utensili che vanamente, ma con regolarità i leader di questo tempo insieme miserabile ed esagerato evocano per riempire il vuoto dei loro messaggi.
Chi ci casca, peggio per lui. Chi credeva che Renzi avrebbe rispettato le sue promesse idem. Quanto al lanciafiamme, lo usò davvero il ministro Calderoli in un rogo dimostrativo di leggi inutili. La cenere se la portò via il vento, le leggi inutili ovviamente no.

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