La macchina del funky

Matteo Renzi dice che potrebbe non fare il premier

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In un colloquio con Massimo Franco pubblicato oggi dal Corriere della Sera si scopre un Matteo Renzi chiaramente low profile, che addirittura dice oggi che potrebbe non puntare ad essere il premier del governo che potrebbe scaturire dalle urne:

Il suo sfogo è un tentativo accorato di spezzare l’accerchiamento che comincia a temere. «Continuo a fare il parafulmine per tutti», si lamenta. E si rende conto che deve anche ridisegnare il proprio ruolo. Almeno mentalmente, sembra perfino pronto a cedere il passo a un altro candidato del Pd a Palazzo Chigi, dopo le prossime elezioni. «La prossima volta potrei non essere io. Magari potrebbe toccare ancora a Paolo Gentiloni, o a Graziano Delrio», sostiene. «Lo scenario della prossima legislatura imporrà probabilmente governi di coalizione. Attenzione, però. Trattare con l’Europa e ottenere risultati sarà più difficile, nel nuovo scenario internazionale».

Nell’intero colloquio Renzi pare accogliere più o meno tutte le argomentazioni presentare ieri dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che consigliava di non correre alle urne vista la situazione italiana o internazionale. L’ipotesi di urne a giugno comunque non scompare, rimane semplicemente sullo sfondo: «Dunque, è bene ragionare sui pro e i contro delle elezioni anticipate. Si vuole andare avanti? Siamo pronti, se si ritiene che serva. Con Gentiloni il rapporto è tale che ci diciamo tutto. E capisco che l’obiezione di presentarsi al G7 di fine maggio con un governo dimissionario non offrirebbe una bella immagine dell’Italia. Ma in Europa andrà comunque un governo dimissionario dopo qualche mese, con la manovra finanziaria alle porte. Quindi…».

Di più: l’altroieri i renziani in co.re.t.to. spiegavano a chi chiedeva il congresso che la data giusta era dicembre; oggi Renzi li scavalca subito e dice che lui voleva addirittura dimettersi l’anno scorso (ma gliel’hanno impedito, sostiene, anche se evita accuratamente di dire chi):

«Il punto è se votare a giugno, o a febbraio del 2018», spiega. «Se si celebra il congresso si va all’anno prossimo, altrimenti si fanno le primarie. Non ho problemi a fare il congresso. Volevo farlo a dicembre ma me l’hanno impedito. E adesso lo invocano… Ma lasciamo stare!».

Stranamente, Renzi non dice una parola sui vitalizi e sulla clamorosa urgenza di non farli scattare che aveva inventato nell’intervista via SMS a Giovanni Floris. Ma dietro il suo atto di generosità sul premierato a cui rinunciare c’è un ragionamento chiaro, esplicitato nell’intervista: non vuole mettere la faccia su governi “di coalizione” – intendendo tra destra e sinistra – come in effetti era anche il suo e prima ancora quello di Letta. Manderà avanti Gentiloni o Delrio. Per poi fargli fare la stessa fine del suo predecessore?

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