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Mattarella parla di Einaudi affinché Salvini e Di Maio intendano

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato al Municipio di Dogliani, il paese di Luigi Einaudi, per celebrare i 70 anni dall’insediamento al Quirinale del primo capo dello Stato eletto dal parlamento italiano (il predecessore Enrico De Nicola era stato indicato dall’Assemblea Costituente). Parlando di Einaudi, Mattarella è sembrato rivolgersi più che altro all’attualità politica italiana. Con intenzioni piuttosto chiare.

Mattarella parla di Einaudi affinché Salvini e Di Maio intendano

 

Luigi Einaudi “diede vita a un dialogo di permanente leale collaborazione istituzionale, proponendo una penetrante ‘moral suasion’ nei rapporti con il governo, a partire dall’esercizio del potere previsto all’articolo 87 della Costituzione, che regola la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa governativa. Consigli, previsioni, esortazioni che gli valsero, da taluno, la definizione di pedante”, ha detto ad esempio in un passaggio del suo intervento. “Una valutazione che Einaudi respingeva – aggiunge il Capo dello Stato – nella convinzione che le osservazioni al governo non avevano mai, diceva: ‘indole di critica, sebbene di cordiale collaborazione o di riflessioni comunicate da chi, anche per ragioni di età, poteva essere considerato un anziano meritevole di essere ascoltato”.

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E ancora: “Cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. Fu il caso illuminante del potere di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo le elezioni del 1953. Nomina per la quale non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Cristiana“. Era “tale l’importanza che Einaudi attribuiva al tema della scelta dei ministri, dal volerne fare oggetto di una nota, nel 1954, in occasione dell’incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari della Dc, dopo le dimissioni del governo Pella”. “E’, scrisse nella nota, dovere del Presidente evitare si pongano precedenti grazie ai quali accada che egli non trasmetta al suo successore, immuni da ogni incrinatura, le facoltà che la Carta gli attribuisce”. Anche durante lo State of the union di giovedì scorso Mattarella ha mandato messaggi simili.

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