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Mascherine a scuola sì o no? Giù alle elementari, su alle superiori

Oggi le decisioni del Comitato tecnico scientifico. Intanto le indiscrezioni vanno in ordine sparso: c’è chi parla di mascherine giù durante le lezioni per tutti fino all’università e chi dice che alle superiori invece si dovranno indossare obbligatoriamente

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Mascherine a scuola, sì o no? Secondo il Corriere della Sera l’orientamento del Comitato Tecnico Scientifico è mascherine giù quando gli studenti saranno seduti ciascuno sul proprio banco singolo con la distanza di un metro rispettata per le rime buccali dalle scuole elementari fino alle superiori. Secondo Repubblica invece gli studenti delle superiori come gli universitari dovranno stare con la mascherina addosso durante tutto il tempo che trascorrono a scuola. Cioè anche quando sono seduti al banco, a oltre un metro di distanza dai compagni.

Mascherine a scuola sì o no? Giù alle elementari, su alle superiori

In attesa del pronunciamento del Cts previsto per oggi i giornali spiegano che gli alunni devono indossarne una — anche di stoffa — quando entrano ed escono, quando vanno in bagno, per  arrivare in mensa e anche nell’intervallo.

Ma durante le lezioni possono toglierla. Per gli insegnanti invece il Cts prescrive mascherine chirurgiche (che saranno a disposizione di ogni scuola, come il disinfettante) o anche mascherine trasparenti, come quelle per i non udenti, che permettono agli altri di vedere la bocca e l’espressione del volto, purché abbiano tutte le certificazioni di legge. È possibile dunque che questi dispositivi non siano disponibili per il 14 settembre. E se la situazione dovesse peggiorare, alla vigilia della ripresa il Cts potrebbe proporre regole anti contagio più stringenti per alcune zone del Paese.

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Scuola: il protocollo e le linee guida (Corriere della Sera, 19 agosto 2020)

Cosa succederà in classe realmente? Gli insegnanti potranno togliere la mascherina mentre spiegano: per questo è stata prevista una distanza di due metri tra la cattedra e il primo banco, per permettere di stare senza coperture sul volto che impedirebbero di lavorare come si deve. E se un piccolo alunno dovesse aver bisogno per un’emergenza: un pianto, un problema con un compito? L’insegnante si può avvicinare anche se il bambino non ha la mascherina, l’importante che ce l’abbia  il docente e che si lavi le mani dopo aver aiutato l’alunno

Gianna Fregonara inoltre spiega che in Veneto sono già arrivate centinaia di domande di docenti e personale Ata che chiedono l’esonero dalle lezioni in presenza a causa di malattie ed età avanzata (quasi la metà dei docenti ha più di 55 anni). Si tratta dei lavoratori fragili della scuola, di cui abbiamo già parlato, e che nel frattempo sono stati dimenticati dal governo.

In Toscana le domande sono un migliaio. Il ministero dell’Istruzione, quello della Salute e quello della Pubblica Amministrazione stanno preparando una circolare con regole stringenti nel definire chi può richiedere l’esonero, per evitare dubbi o anche abusi. A decidere sarà comunque il medico della Asl o il servizio dell’Inail. Oltre all’esonero è possibile che i docenti e il personale ausiliario siano utilizzati per servizi non a contatto con i ragazzi.

Mascherina per scuole superiori e università

Repubblica invece spiega che di recente Cts e Conferenza dei rettori hanno chiuso le linee guida sull’università e si è deciso che quando si seguono le lezioni la mascherina va indossata sempre. Ora
si discute della possibilità che la stessa cosa valga per gli studenti che frequentano le scuole superiori.

Sono grandi abbastanza per comprendere, accettare e rispettare l’obbligo, è l’idea di alcuni degli esperti. Forse già in serata si capirà se questa linea, che poi andrà presentata al governo e alle Regioni, passerà. La scuola, sotto vari aspetti, negli ultimi giorni è stata terreno di scontro tra amministrazioni locali ed esecutivo, e non è escluso che la soluzione prospettata per gli studenti più grandi provochi nuove  polemiche. Un po’ tutte le Regioni del resto chiedono che la mascherina al banco venga abbassata e l’orientamento degli esperti è quello di renderla obbligatoria quando ci si sposta, nella scuola o nella propria aula.

Una volta al banco, se si rispetta il metro di distanza tra le ormai note “rime buccali” dei ragazzi, la si può abbassare. Se non si  riesce per motivi di spazio ad assicurare quella distanza è concesso, in via eccezionale e per un periodo limitato, mandare comunque i ragazzi a scuola ma con la mascherina sempre addosso. Ecco, per gli studenti delle superiori invece l’obbligo ci sarebbe sempre, al di là della distanza tra i banchi.

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Cosa succede a scuola in caso di contagio (La Repubblica, 18 agosto 2020)

Rimane fissato, almeno per ora, il protocollo in caso di sospetto contagio: gli studenti dovranno restare a casa almeno per il tempo necessario a fare i due tamponi (di solito a distanza di qualche giorno) che certifichino che non sono stati contagiati. Poi, con certificato medico, possono rientrare Se invece anche uno solo dei due tamponi fosse positivo, la Asl provvederà a far partire il protocollo di emergenza: la soluzione più probabile è la quarantena per tutta la classe e i tamponi. Prosegue, tra polemiche e scarse adesioni, la campagna per i test sierologici agli insegnanti e al personale degli istituti. Per alcuni docenti, risultati positivi anche al tampone, il rientro ovviamente non avverrà, mentre molti studenti sono chiamati in classe già tra pochi giorni, all’inizio di settembre, con i corsi di recupero nella maggior parte in presenza. Lo screening sui ragazzi, previsto a titolo volontario, comincerà solo dopo l’inizio della scuola e anche per questo i dirigenti scolastici si dicono favorevoli ad introdurre ulteriori “precauzioni, già prese a livello nazionale”.

Per l’Associazione Nazionale Presidi (Anp) “sarebbe una buona idea quella di far sottoscrivere delle autocertificazioni ai genitori, per i ragazzi minorenni, come quelle già distribuite negli aeroporti”. Una disposizione che potrebbe puntare a restringere ulteriormente le maglie dei controlli aldilà dei test, per i quali secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, “non ci sono sufficienti risorse, considerando che gli alunni sono 8,5 milioni”. Ma se i nodi sembrano ancora tanti, qualcuno potrebbe essere sciolto proprio nelle prossime ore con la Conferenza Unificata. Resta frammentato lo schema delle date sulla riapertura e potrebbe ancora salire, nei prossimi giorni, il numero delle Regioni che decideranno di riaprire le scuole dopo le elezioni e il referendum del 20 e 21 settembre. A parte la Provincia autonoma di Bolzano, che riaprirà in anticipo il 7 settembre, la Puglia ha fissato la data del 24, così come la Calabria, mentre in Campania Vincenzo De Luca deciderà solo alla metà della prossima settimana, valutando l’andamento dei dati sul contagio, che nella regione sono in netto aumento. Nelle prossime ore anche l’Abruzzo potrebbe decidere per il 24 settembre, mentre la Sardegna – dove si voterà anche per le suppletive e il 25 ottobre per le comunali – ha già stabilito il 22 come data di ritorno a scuola.

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