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Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale disarmati (e il primo era anche senza tesserino)

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Anche Andrea Varriale, il collega di Mario Cerciello Rega ucciso a coltellate in via Pietro Cossa a Roma, era senza pistola quella notte. Ed entrambi non avevano con sé i tesserini di riconoscimento. A distanza di un mese e mezzo dall’omicidio perpetrato da Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale-Hjorth emergono una serie di incredibili particolari taciuti dall’Arma dei Carabinieri e che renderanno molto difficile il percorso dell’accusa nel giudizio.

Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale disarmati e senza tesserino

All’appuntamento con i due ragazzi americani che dovevano restituire lo zaino rubato al mediatore dei pusher in cambio di 100 euro, sono andati entrambi disarmati. E che anche Varriale fosse disarmato era stato negato durante la conferenza stampa in cui si seppe di Cerciello. Non solo: a verbale, Varriale mise che il tesserino di riconoscimento era stato mostrato ai due ragazzi durante l’abboccamento. Ma, spiega oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, il tesserino di riconoscimento non è stato ritrovato:

Quattro giorni dopo il delitto il comandante provinciale di Roma aveva svelato che Cerciello Rega aveva lasciato la pistola nell’armadietto in caserma. Ma non era stata fornita alcuna spiegazione sul motivo per cui — mentre il suo amico veniva colpito con 11 coltellate e moriva dissanguato — Varriale non avesse reagito sparando almeno un colpo in aria.

E di fronte ai magistrati coordinati dal procuratore reggente Michele Prestipino, Varriale è stato costretto ad  ammettere: «Anche la mia pistola era nell’armadietto. Eravamo in borghese con bermuda e maglietta e l’arma si sarebbe vista». Una versione che appare incredibile, perché c’è una circolare firmata dal Capo della polizia Franco Gabrielli che obbliga tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine a girare armati.

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La ricostruzione dell’omicidio di Mario Rega Cerciello (Corriere della Sera, 31 luglio 2019)

Poi c’è l’altra rivelazione, che verrà sicuramente utilizzata nell’udienza davanti al tribunale del riesame per la libertà dei due americani:

L’elenco degli oggetti trovati accanto al corpo di Cerciello Rega comprende infatti «un marsupio che all’interno aveva alcune chiavi, un mazzo di carte, due banconote, alcune monete e un cellulare». Nessuna traccia delle «placche» o di tesserini che Varriale racconta di aver mostrato ai due ragazzi e che avrebbero scatenato la reazione di Elder.

Cerciello Rega non aveva neppure le manette. Chissà adesso se qualcuno pagherà per tutte le bugie raccontate all’opinione pubblica in quei giorni.

EDIT: Andrea Varriale spiega così la questione della pistola e del tesserino:

Andrea Varriale non aveva l’arma perchè “quando sei vestito in borghese è difficile nasconderla”. Lo avrebbe spiegato lui stesso agli inquirenti ce indagano sulla morte del carabinier Mario Rega Cerciello. Nel racconto di Varriale, l’unico fornito ai pm dal carabiniere e ritenuto credibile, l’uomo ha ammesso anche che, così come Cerciello, non era in possesso dell’arma di ordinanza. Un particolare più volte smentito da inquirenti e investigatori durante la prima fase delle indagini. Una decisione, quella di non portare con sè l’arma – secondo quanto avrebbe spiegato il militare agli inquirenti- legata al fatto che l’attività di controllo delle piazze di spaccio viene svolta in borghese e con un abbigliamento che rende complesso l’occultamento dell’arma.

 

 “Quella sera ci qualificammo mostrando la placca identificativa”. E’ quanto avrebbe affermato Andrea Varriale nel corso dell’audizione svolta il 9 agosto scorso davanti ai magistrati di Roma, tra cui anche il procuratore capo facente funzioni, Michele Prestipino, ricostruendo la notte del 26 luglio in via Cesi dove il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega venne ucciso con 11 coltellate sferrate dal cittadino americano Finningan Lee Elder.

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