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Adinolfi proprio non ce la fa ad ammettere di aver sbagliato giudizio su Egonu

Paola Egonu eletta miglior giocatrice dell’Europeo di volley vinto dall’Italia anche grazie alle sue schiacciate: la risposta di Mario Adinolfi, che un mese fa aveva detto che non aveva “meriti sportivi” per portare la bandiera olimpica

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Lo scorso 20 luglio l’aveva etichettata come “non meritevole” di portare la bandiera olimpica per meriti sportivi. “Lo fa soltanto perché incarna un cliché”, aveva scritto Mario Adinolfi di Paola Egonu poco prima della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo, sostenendo che ci fossero “almeno 30 atleti nella delegazione italiana con un curriculum più valido del suo, ma con la colpa di essere bianchi o eterosessuali”. L’ha poi sminuita quando le ragazze del volley sono state eliminate per 3-0 dalla Serbia ai quarti di finale.

Ma adesso la pallavolista di Cittadella si è presa la sua rivincita: medaglia d’oro all’Europeo di categoria, risultato ribaltato (3-1 proprio alla Serbia) e – soprattutto – premio come miglior giocatrice del torneo. Suoi i 29 punti che hanno trascinato il gruppo di azzurre alla vittoria. Non poteva mancare, quindi, la chiosa di Adinolfi, che probabilmente si è sentito chiamato in causa visto il risultato straordinario raggiunto dall’atleta tanto sminuita.

“Mi chiedono un commento su Egonu. Il commento è che alle Olimpiadi ha fallito causando il brutto risultato delle azzurre perché non sa reggere i social. Il che, confermo, non ne fa una gran vessillifera olimpica. Sono lieto che in un torneo di rilevanza minore abbia fatto bene”. Ora che non può più attaccare la persona, Adinolfi attacca la competizione, cercando di ridimensionare un’impresa – salire sul tetto d’Europa – che l’Italia non compiva da 12 anni.

L’accusa poi di “non saper reggere i social” non si capisce che fondamenti abbia: l’Italia fu sconfitta da una Serbia fortissima e straripante durante le Olimpiadi, in campo ci vanno anche gli avversari, forse questo Adinolfi non lo sa. Col senno di poi, comunque, Egonu non è “un triste inno al conformismo”, come scritto in passato, ma una delle sportive italiane più iconiche e decisive degli ultimi decenni. E non c’è gufata che tenga.