Opinioni

Marika Cassimatis: Bruno Tinti sul Fatto torna a spiegare la legalità a Beppe Grillo

marika cassimatis

Il magistrato Bruno Tinti torna oggi a dedicarsi sul Fatto Quotidiano all’impresa di spiegare la legalità a Beppe Grillo. Il caso in discussione oggi è quello di Marika Cassimatis (che, chissà perché, in tutto il pezzo e nelle didascalie viene chiamata Kassinatis), che ha già presentato querela al padrone del MoVimento 5 Stelle e ad Alessandro Di Battista per le frasi con cui la avevano descritta nei giorni scorsi e si appresta a portare al tribunale civile Beppe per far valere le sue ragioni. Qualche tempo fa Tinti aveva spiegato a Grillo che il suo regolamento non era democratico. Oggi spiega le ragioni della Cassimatis:

Su ilfattoquotidiano.it del 21 marzo l’avvocato Lorenzo Borré, commenta l’esclusione della vincitrice delle comunarie di Genova, Marika Kassinatis (rectius: Cassimatis, ndr): “La figura del garante non è prevista né dal ‘Non Statuto‘né nel ‘Regolamento’. Così come quella del ‘Capo politico’, che non e stata prevista originariamente dallo ‘S tatuto’, ma solo dal ‘Regolamento’. E il regolamento non è stato approvato in un’assemblea, che il diritto civile prevede composta da almeno i 3/4 dei componenti; per cuitutte le decisioni adottate potrebbero crollare di fronte a un’impugnazione”.
Considerazioni ineccepibili giuridicamente che potrebbero fondare un ricorso davanti al giudice civile perché dichiari l’annullamento della decisione di non concedere l’utilizzo del simbolo alla lista di Genova con candidata sindaco Marika Kassinatis (rectius: Cassimatis, ndr) e condanni Grillo (non M5S che, come tutti i partiti, è un’associazione non riconosciuta, priva di personalità giuridica) al risarcimento dei danni patrimoniali (eventuali spese per la campagna elettorale) e non patrimoniali (danno morale conseguente all’espulsione dal partito).

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Tinti segnala di essere favorevole al principio delle espulsioni, ma aggiunge che ciò che non torna è il metodo utilizzato da Beppe & Co. nella valutazione dei casi:

Valutazione che però deve essere affidata alla decisione di un’assemblea, preceduta, se lo statuto del partito-associazione lo prevede, da un parere del collegio dei probiviri; enon daun autoproclamatosi “garante ”, “capo del partito”, “duce”o “fuhrer” che – consapevole d el l’illegittimità del suo operato –ne fa una questione di fiducia (Fidatevi di me). Un’assemblea, dunque, che possa valutare le ragioni di un’eventuale espulsione. Ragioni che, nel caso di specie, consistono in asseriti (da Grillo) “comportamenti contrari ai principi del M5S prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017. In particolare hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal M5S”.
Comportamenti che – scrive Grillo sul suo blog – “gli sono stati segnalati dopo l’esito delle votazioni, con tanto di documentazione”. “Segnalati ”; da chi? E poi, perché “dopo l’esito delle votazioni ”? Non sarebbe stato naturale segnalarli all ’atto della candidatura della Kassinatis (rectius: Cassimatis, ndr) e non dopo, quando inaspettatamente aveva prevalso su Luca Pirondini, preventivamente scelto da Grillo? È evidente che si voleva evitare la patata bollente di un’espulsione preventiva, contando sulla vittoria di Pirondini; quando non c’è stata, Grillo (e non il partito) ha deciso di prevaricare il risultato delle comunarie.

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