La macchina del funky

Marco Travaglio e il silenzio dei 5 Stelle su Putin e Navalny

Alexei Navalny

Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi “Figli di Putin” racconta dei paesi, dalla Romania al Brasile alla Russia, in cui la gente scende in piazza addirittura contro la corruzione e financo in difesa dei magistrati anticorruzione. In particolare su quella della Fondazione Anticorruzione del noto blogger Alexei Navalny, che intende candidarsi alle Presidenziali del 2018 contro Vladimir Putin.

E da mesi martella sui social la sua campagna contro i malaffari del presidente-dittatore e del fido premier Dmitrij Medvedev, entrambi ricchi sfondati con proprietà in mezzo mondo. Navalny è stato arrestato e condannato su due piedi per manifestazione non autorizzata. Un clamoroso autogol del Cremlino, che vieppiù lo legittima come candidato anti-Putin, in un Paese dove chiunque osi presentarsi alle elezioni contro di lui finisce regolarmente in galera.
Il fatto poi che in tutta la Russia,dalla Capitale a San Pietroburgo alle regioni più remote (Siberia, Urali, Estremo Oriente) decine di migliaia di cittadini (nella sola Mosca erano 7 mila) abbiano sfidato il niet del regime per manifestare pacificamente senza il permesso del Cremlino, come non avveniva dagli anni 80 prima del crollo del muro di Berlino, dimostra quanto farlocchi siano i risultati plebiscitari tanto delle elezioni quanto dei sondaggi a favore diPutin.

navalny movimento 5 stelle russia
Travaglio fa notare che l’uscita di Salvini in difesa di Putin per gli arresti è spiegabilissima, visto il patto di collaborazione stilato tra la Lega e il partito di Putin. Meno spiegabile è il silenzo dei 5 Stelle:

Resta da capire perché i 5 Stelle tacciano: le manifestazioni del movimento di Navalny somigliano molto – per l’uso del web, per il tema corruzione, per le decine di piazze collegate –ai V-Day che nel 2007-2008 tennero a battesimo i M5S.
Chi, se non i 5 Stelle dovrebbe difendere la democrazia dal basso contro la repressione dall’alto e pretendere dal governo e dal Parlamento italiani una reazione energica contro il regime putiniano che reprime il dissenso, processa gli oppositori, arresta i manifestanti, perseguita i gay, per non parlare dei giornalisti critici che raramente hanno il privilegio di morire per cause naturali. Invece tutti zitti e Mosca.

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