La macchina del funky

Marco Travaglio e l'alleanza M5S-PD

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Ieri nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano il direttore Marco Travaglio ha ipotizzato un’alleanza post-voto tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico. L’ipotesi, che a una prima occhiata sembrerebbe fantapolitica, sarebbe invece sostenibile, secondo Travaglio, in base al fatto che i sondaggi disegnano un parlamento balcanizzato in cui nessuna forza dopo le elezioni avrà i numeri per governare.

Ma solo l’altroieri, zitti zitti, Pd e 5Stelle hanno approvato alla Camera la legge sul testamento biologico. L’anno scorso si erano accordati per sbloccare la paralisi della Consulta. E il ministro Minniti, sulle giuste politiche di accoglienza per i profughi e di rimpatrio per gli irregolari, non fa altro che ripetere ciò che Grillo e Di Battista–tacciati di fascismo, lepenismo, trumpismo e razzismo – chiedono da tempo.
È ovvio che,con questo sistema elettorale, nessun partito dichiarerà prima del voto con chi intende allearsi. Ma una soluzione l’ha indicata ieri sul Fatto Gustavo Zagrebelsky: come prima forza politica del Paese (almeno nei sondaggi), stavolta i 5 Stelle hanno la responsabilità di governare e dunque di indicare prima delle urne pochi punti programmatici da sottoporre a chi ci sta (escludendo ovviamente gli impresentabili alla B. & C.).

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Secondo il ragionamento di Zagrebelsky però si dovrebbe arrivare a un’alleanza chiara prima delle elezioni. Travaglio racconta di un’alleanza su punti programmatici:

Perché il Pd non dovrebbe essere d’accordo sul reddito di cittadinanza (o come diavolo lo si vuole chiamare), su un vero taglio dei costi della politica, su altri passi in avanti sui diritti civili, sulla contestazione seria di alcuni trattati europei, su politiche umane e rigorose in tema di immigrazione, su un grande piano di manutenzione del territorio e del patrimonio immobiliare e culturale al posto di qualche grande opera inutile anzi dannosa, su una lotta finalmente senza quartierealle mafie, all’evasione fiscale e alla corruzione, su un ambientalismo anche sull’energia, su una legge elettorale decente ecc.? Basterebbe che Renzi si ricordasse chi era e cosa diceva quando era popolarissimo, stravinceva le primarie e superava il 40% alle Europee, cioè prima di trasformarsi nel contrario di se stesso.
Con quel Renzi, considerato “il più grillino del Pd”, anzi “l’unica alternativa istituzionale a Grillo”, un dialogo Pd-M5S sarebbe facilissimo. Sempreché anche i pentastellati fossero disponibili a smussare le proprie asperità. Se poi Renzi dicesse di no a prescindere,nonè dettocheloseguirebbero quei settori del Pd che guardano a Orlando e a Emiliano, e soprattutto quell’area di sinistra-sinistra ora dispersa fra Mdp, Pisapia, Civati, Rifondazione e Verdi.

Leggi sull’argomento: Michele Emiliano propone l’alleanza con il MoVimento 5 Stelle (dopo le elezioni)