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Marco Cappato di nuovo indagato per aiuto al suicidio dopo aver accompagnato Romano in Svizzera

Asia Buconi|

marco cappato

Un “film” già visto ha di nuovo per protagonista il tesoriere dell’Associazione ‘Luca Coscioni’ Marco Cappato: prima l’aiuto a chi ha espresso la volontà di accedere il fine vita, poi l’autodenuncia e, infine, l’apertura di un’inchiesta. Dopo aver accompagnato in Svizzera il signor Romano, l’82enne che voleva accedere al fine vita perché affetto da Parkinsonismo atipico e che è morto lo scorso sabato, adesso Cappato, a seguito dell’autodenuncia, è indagato per aiuto al suicidio dalla Procura di Milano.

Marco Cappato indagato per “aiuto al suicidio” dopo l’autodenuncia per aver accompagnato Romano in Svizzera

L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Luca Gaglio, è l’ennesima a carico del tesoriere dell’Associazione ‘Luca Coscioni’, già indagato per lo stesso reato in relazione alla morte di una malata terminale di cancro, Elena, avvenuta la scorsa estate sempre nel Paese elvetico. In quell’occasione, l’attivista aveva così commentato la vicenda: “Per un Paese civile è indegno continuare a tollerare l’esilio della morte in clandestinità per persone che patiscono sofferenze insopportabili e irreversibili”.

Proprio come nel caso della 69enne di Spinea Elena, anche Romano non era tenuto in vita da “trattamenti di sostegno vitale”, dunque mancava del primo requisito previsto in via giurisprudenziale dalla sentenza della Corte Costituzionale del 25 settembre 2019. Quest’ultima, infatti, stabilisce che chi aiuta al suicidio non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale a determinate condizioni, ovvero se il paziente è “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Per questo motivo, nell’accompagnare Romano in Svizzera, Marco Cappato aveva parlato di una “nuova disobbedienza civile”.

Quella della Corte Costituzionale è la sentenza che ha evitato che Marco Cappato finisse in carcere nel 2017 per l’aiuto prestato al dj milanese Fabiano Antoniani, detto Fabo. In breve, la Corte stabilì che chi aiuta al suicidio non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale a determinate condizioni. Proprio in nome di tale sentenza, la Corte d’Assise di Milano il 23 dicembre 2019 ha assolto Marco Cappato. Poi l’altra assoluzione, nel 2020, per aver aiutato a morire il malato di sclerosi multipla Davide Trentini, non tenuto in vita da macchinari ma che riceveva il trattamento di sostegno per le cure farmacologiche.