Economia

La mappa dei termovalorizzatori in Italia

il business dei rifiuti che la Campania non riesce a trattare vale almeno 70 milioni l’anno. Che consentono ai Comuni del Nord di calmierare le tasse sui rifiuti, a spese dei cittadini campani

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Quanti sono i termovalorizzatori in Italia? Quaranta o cinquanta, rispettivamente se si contano gli impianti attivi o anche quelli spenti e che bruciano rifiuti pericolosi industriali o chimici (il maggiore è Filago Bergamo, minori sono Melfi in Basilicata, Augusta in Sicilia e Ravenna). La maggior parte degli impianti, 28, si trova al Nord, spiega il Sole 24 Ore.

Per il Centro Italia, la maggior parte è in Toscana, 5 inceneritori su 9. L’intero Mezzogiorno che deve esportare l’immondizia ha appena 8 termoutilizzatori, di cui uno solo, quello di Acerra (Napoli), ha dimensioni efficienti. I più grandi d’Italia sono a Brescia (A2a, 880mila tonnellate l’anno) e Acerra (A2a, 600mila tonnellate l’anno). Di dimensioni industrialmente interessanti sono anche Milano (A2a), Torino (Iren), Parona Pavia (A2a), Padova (Hera), Granarolo Bologna (Hera), San Vittore del Lazio (Acea).

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La mappa dei termovalorizzatori in Italia (Il Sole 24 Ore, 17 novembre 2018)

Infine, ci sono decine di impiantini piccoli, costosi, la cui ragione economica è sorretta dai vecchi incentivi Cip6 che stanno uscendo di scena insieme con gli inceneritori di cui sostengono il pareggio di bilancio. Diversi impianti di capacità inferiore alle 100mila tonnellate l’anno infatti sono spenti o funzionano in modo marginale, come quelli di Vercelli, Ospedaletto Pisa, Tolentino Macerata, Statte Taranto o Macomer Nuoro.

Il fatto che la maggior parte di impianti sia al Nord non è senza conseguenze. Il caso di studio più importante è la Campania: con pochi e malfunzionanti impianti, nel 2016 (ultimo dato disponibile) la regione ha esportato 258 mila tonnellate di rifiuti urbani, arricchendo i consorzi di autotrasportatori e le municipalizzate settentrionali, proprietarie di impianti altrimenti affamati dall’aumento della differenziata (al Nord oltre il 64%, al Sud 37,6%; la Campania è al 52%, Napoli al 38%). Altre 103 mila tonnellate sono andate dalla Campania all’estero. In questa fase, il mercato paga 200 euro a tonnellata. Il conto è facile: il business dei rifiuti che la Campania non riesce a trattare vale almeno 70 milioni l’anno. Che consentono ai Comuni del Nord di calmierare le tasse sui rifiuti, a spese dei cittadini campani (ma anche dei romani, il meccanismo è analogo).

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