Fact checking

L’incredibile show di Manlio Di Stefano a Piazza Pulita

Se Manlio Di Stefano non esistesse bisognerebbe inventarlo. Il sottosegretario agli Esteri ieri sera a Piazza Pulita ha raccontato che Zingaretti ha fatto delle proposte di legge per tutelare i privilegi dei politici e poi ha preteso di spiegare ai giornalisti come devono fare il loro mestiere e quali domande fare.

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Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, e ieri a PiazzaPulita il MoVimento 5 Stelle ha mandato uno dei migliori: il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. L’ingresso di Di Stefano in studio è di quelli col botto come si dice in gergo. Il sottosegretario infatti parte subito lancia in resta lamentandosi del “monologo” di Paolo Gentiloni che lo aveva preceduto in studio. Certo, poi subito dopo dice di essere stato sorpreso dalla non-risposta alla domanda su quali fossero le proposte del PD. E se c’è stata una domanda (più di una per la verità) tanto monologo non deve essere stato.

Manlio Di Stefano e le fake news sul Partito Democratico

È invece proprio Di Stefano che attacca con il suo pistolototto senza rispondere alle domande e sfodera subito un cartello che si è portato da casa con le “proposte del nuovo PD” di Zingaretti. Il sottosegretario pentastellato spiega che si tratta di «proposte annunciate da Zingaretti». Quali sono? Aumento dello stipendio dei parlamentari, reintroduzione del finanziamento pubblico ai partito e reintroduzione dei vitalizi. Ovviamente è una colossale fake news sostenere che si tratta di proposte «avanzate da Zingaretti con il suo tesoriere» come sostiene Di Stefano perché si tratta di proposte di legge depositate dal senatore Zanda ben prima che Zingaretti diventasse Segretario. Non è nemmeno vero, come sostiene Di Stefano che Zingaretti non abbia mai sconfessato le proposte di Zanda, basta leggere i giornali per trovare dichiarazioni del Segretario riguardo al fatto che si trattasse di un’idea di Zanda e non del PD.

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«Di fronte a questo io mi chiedo perché continuate a parlare se il PD è disposto ad allearsi con il MoVimento 5 Stelle? Il M5S non ha proprio bisogno del PD» conclude Di Stefano. Antonio Padellaro però a quel punto sbotta, non solo perché il sottosegretario ha fatto “una lezioncina” su come i giornalisti in studio (oltre a Padellaro c’erano anche Giannini e Formigli) devono o non devono fare le domande ma «viene in trasmissione a propinare fake news sul PD e su Zingaretti». Ma Di Stefano ritiene che «dopo anni di trattamento in questa maniera non mi deve insegnare lei come si fanno le domande in uno studio». Del resto è noto che i preparatissimi pentastellati non solo hanno sempre la risposta giusta, ma sanno anche quale domanda gli si deve fare. Ma si sa, con i giornalisti Di Stefano ha qualche problema, soprattutto se criticano il M5S.

Ma Di Stefano si è accorto che il M5S è alleato con la Lega?

Non è nemmeno vero – come dice Di Stefano – che «il MoVimento 5 Stelle non ha mai rifiutato di discutere con nessuno», perché è sufficiente guardare la storia recente della scorsa legislatura come il M5S ha gestito i rapporti con il PD e discusso su proposte di legge come lo Ius Soli (che pure era una proposta anche del M5S) o le Unioni Civili. Due temi senza dubbio “di sinistra” sui quali il MoVimento che oggi si riscopre “di sinistra” ha preferito fare e dire altro. Il punto è che una volta al governo il M5S ha votato convintamente molte proposte di destra come la legge sulla legittima difesa e il decreto sicurezza e soprattutto ha fatto da spalla a Salvini sulla vicenda della Diciotti e sulla chiusura dei Porti ai migranti. Inutile poi ricordare le firme dei senatori M5S alla proposta di Legge Pillon sull’affido condiviso.

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Poi succede che in studio arriva una telefonata di Nicola Zingaretti che smentisce nettamente le affermazioni fatte da Manlio Di Stefano sul fatto che le proposte di legge siano state presentate dal Partito Democratico e che è un’iniziativa del senatore Zanda prima che diventasse tesoriere del PD. Di Stefano però è convinto che sia corretto e risponda al vero dire che si tratti di una proposta “annunciata da Zingaretti”, cosa che invece non è vera. Il punto è che tutta la caciara sulle fantomatiche proposte di Zingaretti serve per nascondere il fatto che il M5S vota con un partito di destra e in Europa è alleato con un partito di ultradestra. Il M5S rivendica di aver fatto tante proposte “di sinistra” ma dimostra di non essere riuscito a “contenere” l’alleato leghista, nemmeno impedendo la nomina di Siri come sottosegretario di un ministro pentastellato.

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