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Manlio Di Stefano e la querela in arrivo da parte di Lorenzo Borrè

Giovanni Drogo 09/04/2019

In un post di alcuni giorni fa il Sottosegretario agli Esteri del M5S aveva definito Borrè – legale di molti attivisti ed ex portavoce pentastellati – un “avvocato senza scrupoli”. Borrè minaccia querela, finirà come quella volta che Di Maio e Di Battista finirono per scusarsi pubblicamente su Facebook?

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«Prendi qualche avvocato senza scrupoli e i suoi clienti trombati dal loro sogno di far soldi con la politica, un paio di giornalisti falliti che hanno trovato la gloria calunniando il MoVimento 5 Stelle», inizia così lo sfogo su Facebook di Manlio Di Stefano, deputato del M5S, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e famoso per essere l’esperto di politica estera del partito di Grillo&Casaleggio.

Perché Lorenzo Borrè vuole querelare Manlio Di Stefano

Ma con chi ce l’ha Di Stefano in quel post del 6 aprile? Con parecchie persone: con l’ordine dei giornalisti della Lombardia, con l’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida che il Sottosegretario definisce “costituzionalista sulla via del tramonto”, con Luciano Capone del Foglio e con l’ex Casaleggio Nicola Biondo e soprattutto con l’avvocato Lorenzo Borrè. Quest’ultimo in particolare è colpevole di essere il legale che ha difeso – con successo – molti ex attivisti del M5S espulsi in maniera illegittima o quantomeno assai dubbia dallo Staff di Grillo e di Rousseau.

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Di recente Borrè ha partecipato ad un convegno sul tema della rappresentanza, del vincolo di mandandato e della democrazia interna ai partiti dal titolo “Il caso Movimento 5 Stelle paradossi della democrazia digitale“. Un argomento delicato per i pentastellati, non solo perché mette sulla graticola i problemi di trasparenza interna del “Sistema Operativo” Rousseau (a tal proposito i 5 Stelle si sono scagliati nei giorni scorsi contro il Garante della Privacy) ma perché mette a fuoco le tante contraddizioni su cui si fonda il partito della democrazia diretta (da Casaleggio) e partecipata (quando lo decidono i vertici).

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In particolare l’intervento di Borrè era incentrato su un tema che l’avvocato romano conosce bene: la tutela legale di eletti e iscritti al M5S rispetto ai suoi statuti. Il MoVimento ha infatti un piccolo problema – che più volte ha rischiato di far finire Beppe Grillo in tribunale – che riguarda le espulsioni. Non si tratta solo delle assurde pretese risarcitorie per “danno d’immagine” che nessuno di chi è stato cacciato o se ne è andato ha mai dovuto pagare. Si tratta di quel complicato sistema di scatole cinesi e associazioni dai nomi tutti uguali che controllano il M5S che rende di fatto il MoVimento un partito tutt’altro che democratico.

Quando Di Maio, Di Battista e Cancelleri si scusarono (in codice) con Borrè

In diversi casi gli iscritti espulsi – o a cui era stata improvvisamente tolta la candidatura – sono stati reintegrati e il M5S si è visto costretto a pagare per il danno. Chiamato in causa nei commenti da un utente che sottolineava come la definizione di “avvocato senza scrupoli” potesse essere lesiva della sua reputazione Borrè ha risposto: «difenderò la mia reputazione professionale nelle opportune sedi». Insomma Borrè – come ha confermato anche a NeXt Quotidiano – ha fatto sapere di aver depositato questa mattina la querela nei confronti del Sottosegretario Di Stefano.

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In attesa di sapere quali saranno gli sviluppi giudiziari della vicenda (e magari di scoprire se Di Stefano deciderà di avvalersi dell’immunità parlamentare) vogliamo ricordare come è finita l’ultima volta che il M5S aveva attaccato – offendendolo in pubblico su Facebook – Borrè. Dobbiamo tornare indietro di un paio d’anni, al periodo delle Regionarie per le Regionali siciliane. In alcuni post simili Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista definirono “ricorso da azzeccagarbugli” quello presentato da un attivista, Mauro Giulivi, e patrocinato proprio da Borrè.

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Un’affermazione offensiva in primo luogo nei confronti del tribunale, che ha accolto totalmente le motivazioni del ricorso – che quindi non era roba da azzeccagarbugli, altrimenti sarebbe stato respinto – e poi anche nei confronti di chi si stava muovendo nei limiti di legge per far rispettare i propri diritti.

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Anche in quel caso Borrè minaccio di sporgere querela e per pura coincidenza a pochi giorni dall’annuncio Di Maio, Di Battista e Cancelleri pubblicarono sulle loro pagine Facebook tre status identici nei quali affermavano che “la competenza professionale di chi ha redatto il ricorso per le regionarie siciliane è fuor di discussione”. Un modo assai furbo (qualcuno direbbe paraculo) di rettificare gli attacchi all’azzeccagarbugli e mettersi così al riparo da eventuali cause per diffamazione. Chissà se anche Manlio Di Stefano correrà ai ripari alla stessa maniera.

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