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Manlio Di Stefano e la querela in arrivo da parte di Lorenzo Borrè

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«Prendi qualche avvocato senza scrupoli e i suoi clienti trombati dal loro sogno di far soldi con la politica, un paio di giornalisti falliti che hanno trovato la gloria calunniando il MoVimento 5 Stelle», inizia così lo sfogo su Facebook di Manlio Di Stefano, deputato del M5S, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e famoso per essere l’esperto di politica estera del partito di Grillo&Casaleggio.

Perché Lorenzo Borrè vuole querelare Manlio Di Stefano

Ma con chi ce l’ha Di Stefano in quel post del 6 aprile? Con parecchie persone: con l’ordine dei giornalisti della Lombardia, con l’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida che il Sottosegretario definisce “costituzionalista sulla via del tramonto”, con Luciano Capone del Foglio e con l’ex Casaleggio Nicola Biondo e soprattutto con l’avvocato Lorenzo Borrè. Quest’ultimo in particolare è colpevole di essere il legale che ha difeso – con successo – molti ex attivisti del M5S espulsi in maniera illegittima o quantomeno assai dubbia dallo Staff di Grillo e di Rousseau.

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Di recente Borrè ha partecipato ad un convegno sul tema della rappresentanza, del vincolo di mandandato e della democrazia interna ai partiti dal titolo “Il caso Movimento 5 Stelle paradossi della democrazia digitale“. Un argomento delicato per i pentastellati, non solo perché mette sulla graticola i problemi di trasparenza interna del “Sistema Operativo” Rousseau (a tal proposito i 5 Stelle si sono scagliati nei giorni scorsi contro il Garante della Privacy) ma perché mette a fuoco le tante contraddizioni su cui si fonda il partito della democrazia diretta (da Casaleggio) e partecipata (quando lo decidono i vertici).

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In particolare l’intervento di Borrè era incentrato su un tema che l’avvocato romano conosce bene: la tutela legale di eletti e iscritti al M5S rispetto ai suoi statuti. Il MoVimento ha infatti un piccolo problema – che più volte ha rischiato di far finire Beppe Grillo in tribunale – che riguarda le espulsioni. Non si tratta solo delle assurde pretese risarcitorie per “danno d’immagine” che nessuno di chi è stato cacciato o se ne è andato ha mai dovuto pagare. Si tratta di quel complicato sistema di scatole cinesi e associazioni dai nomi tutti uguali che controllano il M5S che rende di fatto il MoVimento un partito tutt’altro che democratico.

Quando Di Maio, Di Battista e Cancelleri si scusarono (in codice) con Borrè

In diversi casi gli iscritti espulsi – o a cui era stata improvvisamente tolta la candidatura – sono stati reintegrati e il M5S si è visto costretto a pagare per il danno. Chiamato in causa nei commenti da un utente che sottolineava come la definizione di “avvocato senza scrupoli” potesse essere lesiva della sua reputazione Borrè ha risposto: «difenderò la mia reputazione professionale nelle opportune sedi». Insomma Borrè – come ha confermato anche a NeXt Quotidiano – ha fatto sapere di aver depositato questa mattina la querela nei confronti del Sottosegretario Di Stefano.

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In attesa di sapere quali saranno gli sviluppi giudiziari della vicenda (e magari di scoprire se Di Stefano deciderà di avvalersi dell’immunità parlamentare) vogliamo ricordare come è finita l’ultima volta che il M5S aveva attaccato – offendendolo in pubblico su Facebook – Borrè. Dobbiamo tornare indietro di un paio d’anni, al periodo delle Regionarie per le Regionali siciliane. In alcuni post simili Luigi Di MaioAlessandro Di Battista definirono “ricorso da azzeccagarbugli” quello presentato da un attivistaMauro Giulivi, e patrocinato proprio da Borrè.

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Un’affermazione offensiva in primo luogo nei confronti del tribunale, che ha accolto totalmente le motivazioni del ricorso – che quindi non era roba da azzeccagarbugli, altrimenti sarebbe stato respinto – e poi anche nei confronti di chi si stava muovendo nei limiti di legge per far rispettare i propri diritti.

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Anche in quel caso Borrè minaccio di sporgere querela e per pura coincidenza a pochi giorni dall’annuncio Di Maio, Di Battista e Cancelleri pubblicarono sulle loro pagine Facebook tre status identici nei quali affermavano che “la competenza professionale di chi ha redatto il ricorso per le regionarie siciliane è fuor di discussione”. Un modo assai furbo (qualcuno direbbe paraculo) di rettificare gli attacchi all’azzeccagarbugli e mettersi così al riparo da eventuali cause per diffamazione. Chissà se anche Manlio Di Stefano correrà ai ripari alla stessa maniera.

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