Economia

Il M5S contro i minibot

I grillini stanno studiando una serie di proposte alternative per il problema dei debiti commerciali della pubblica amministrazione verso le imprese e dei crediti fiscali verso i contribuenti

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I minibot perdono fans. Dopo Giorgetti tocca al MoVimento 5 Stelle bocciare l’ideona di Claudio Borghi. Il Messaggero racconta oggi in un articolo a firma di Francesco Pacifico che i grillini stanno studiando una serie di proposte alternative per il problema dei debiti commerciali della pubblica amministrazione verso le imprese e dei crediti fiscali verso i contribuenti:

In estrema sintesi, i grillini puntano a trasformare questi crediti in strumenti di pagamento: una volta certificati da un ente pubblico attraverso le piattaforme digitali già esistenti, possono essere trasferiti dai titolari a terzi (per esempio utilizzandoli per pagare i fornitori), che a loro volta si rifaranno con la Pa per ottenere il dovuto o compensandoli a livello fiscale. Un sistema che in parte il decreto Crescita ha previsto perle anticipazioni dell’ecobonus, dando la possibilità ai beneficiari di remunerare in questo mondo le aziende e i progettisti che eseguono i lavori.

Un primo passo avanti in questa direzione è stato fatto dai grillini presentando un ordine del giorno al Crescita, appena approvato, nel quale si chiede al governo da un lato «di predisporre le misure idonee a garantire uno sviluppo celere delle piattaforme elettroniche delle pubbliche amministrazioni utilizzabili per la certificazione dei crediti fiscali»; e dall’altro, soprattutto, propone «di facilitare la cessione degli stessi crediti ad altri contribuenti, non solo ai fini del rimborso, ma anche della compensazione con altri debiti di imposta». L’idea è venuta al senatore M5S Emiliano Fenu, che sta preparando un disegno dilegge ed è anche primo firmatario dell’Odg.

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I debiti della Pubblica Amministrazione (Correre della Sera, 8 giugno 2019)

Nella proposta dei grillini non dovrebbero essere previste forme di cartolarizzazione attraverso il mondo bancario. Ma il partito di Di Maio sta studiando un’altra proposta – anche questa già in parte esplicata in un Odg al Decreto Crescita che potrebbe avere un effetto molto più invasivo:

Nome in codice «raider tax», l’idea -venuta al senatore Marco Turco, ma al vaglio della presidenza del Consiglio e della Ragioneria per poi entrare in manovra – è quella di aumentare l’aliquota fiscale (oggi allo 0,2%) sulle operazioni di Borsa più speculative, sulla vendita dei derivati e sull’acquisto di Bitcoin. «Non vogliono colpire né i risparmiatori né gli investitori istituzionali – premette Turco – ma soltanto la finanza più aggressiva. Superato un certo capitale, un determinato numero di ordini e un tempo di esecuzione degli stessi, all’operazione sarà applicata una tassazione più alta di quella attuale».

Nel mirino ci sono quindi gli ordini e seguiti dagli hedge fund, attraverso algoritmi. L’obbiettivo è quello di portare l’aliquota tra lo 0,3 e lo 0,4 nella speranza di recuperare oltre un miliardo di euro.

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