Politica

M5S: come Salvini sta svuotando il partito di Di Maio

luigi di maio matteo salvini

L’emorragia di voti che il MoVimento 5 Stelle sta subendo è visibile soprattutto al Nord: a fronte di cali del 4-5% nel resto del territorio lì si arriva all’8%. Questo perché Salvini sta svuotando il partito di Di Maio e il bello è che, a parte essere sé stesso, il leader della Lega non sta facendo molto per invogliare al travaso di voti. È invece il M5S che sta da solo aiutando gli elettori del Nord a mollarlo definitivamente, a causa di provvedimenti come il reddito di cittadinanza. Spiega oggi Ilario Lombardo sulla Stampa:

Ai leghisti il reddito grillino non è mai piaciuto e vorrebbero mutarne la natura, come ha detto apertamente il sottosegretario Armando Siri. Nei 5 Stelle qualcuno nutre il sospetto che la Lega voglia sfruttare un’eventuale crisi sulla norma per spingere Di Maio a far saltare il governo e tornare a votare. Ecco perché, dicono fonti del Carroccio, il grillino preferirebbe affidare il reddito a un decreto. Più veloce e più vincolante per la maggioranza.

Salvini continua a smentire queste ipotesi e dal Carroccio fanno sapere che è più probabile come scenario dopo le Europee, quando il leader della Lega avrà calcato – spera da vincitore – il palcoscenico del sovranismo internazionale. Per farlo, gli serve l’alleanza strategica con il M5S, per sterilizzarne la maggiore forza che avrebbe se fosse alla sua opposizione.

problemi m5s realtà

Spiega il retroscena che il reddito è visto come una misura di assistenzialismo in favore del Sud. E anche le altre battaglie – contro le infrastrutture – stanno alienando al M5S le simpatie settentrionali:

Il momento di debolezza, certo, non aiuta Di Maio: stretto in un paradosso. Se non porta a casa il reddito di cittadinanza fallisce la sua principale battaglia. Se lo porta a casa, spaventa una fetta di elettorato che potrebbe cercare subito riparo sotto la Lega. Da qui l’idea del restyling nel faticoso cammino della riforma, uscita dal dalla manovra e rinviata a una legge ad hoc. «E’ una misura di politica attiva» ribadiva mercoledì alla Camera il sottosegretario Manlio Di Stefano, rifiutando il paragone con gli 80 euro di Matteo Renzi. Basterà a convincere il Nord?

Leggi sull’argomento: «Il partito di Salvini ha votato tutti i condoni edilizi, adesso parla?»