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Come il M5S ti libera la Rai dalla politica (per finta)

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Mercoledì il Parlamento eleggerà i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione della Rai. L’elezione avverrà con sistema previsto dalla riforma del 2015 della Rai e del Servizio pubblico radiotelevisivo voluta da Matteo Renzi. Due componenti del CdA saranno eletti dalla Camera, due dal Senato, altrettanti verranno nominati dal Consiglio dei Ministri e uno invece verrà eletto dai dipendenti di viale Mazzini. Il consiglio d’amministrazione provvederà poi a nominare, su proposta dell’assemblea dei soci (Siae e Ministero dell’Economia), l’amministratore delegato dell’azienda.

Il MoVimento 5 Stelle ha già scelto i suoi candidati

La riforma del 2015 ha diminuito il numero di consiglieri (da 9 a 7) e notevolmente aumentato il peso della politica e del governo all’interno dell’Azienda, dando maggiori poteri alla figura dell’ex Direttore Generale. In precedenza  i nove consiglieri erano designati, in numero di sette, da parte della Commissione parlamentare di vigilanza e i restanti due, tra cui il presidente del cda, dal Ministero dell’Economia e della Finanza. Oggi il MoVimento 5 Stelle ha annunciato che saranno gli attivisti – tramite Rousseau – a scegliere i quattro nominativi (due per ogni ramo del Parlamento) che deputati e senatori a 5 Stelle proporranno all’Aula mercoledì. I vertici del M5S hanno scelto, in maniera come sempre trasparente, la rosa dei cinque candidati da proporre sul “sistema operativo” del partito di Grillo e Casaleggio. E non deve essere stata una selezione facile. In totale sono stati 236 i curriculum degli aspiranti membri del consiglio di amministrazione presentati sui siti di Camera e Senato. Le candidature alla Camera sono state 196, quelle al Senato 169 al Senato (129 quelle presentate sia a Montecitorio che a Palazzo Madama).

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Non è chiaro come si sia arrivati a sole cinque candidature, sul suo sito ufficiale il MoVimento spiega che «è stata fatta una prima scrematura e sono stati individuati dei profili pronti ad impegnarsi nella realizzazione della nostra visione di tv pubblica facendo del merito il principale criterio di selezione». Ecco perché invece che far decidere ai cittadini («gli italiani sono i datori di lavoro dell’azienda» si legge sul Blog) come di consueto la decisione è già stata presa e gli utenti dovranno solo ratificarla. I cinque nomi scelti (ne saranno votati solo quattro) sono: Paolo Cellini, Paolo Favale e Claudia Mazzola (che hanno presentato la candidatura in entrambe le camere); ci sono poi Beatrice Coletti (che si è candidata solo al Senato) ed Enrico Ventrice (che ha depositato il curriculum solo alla Camera). Di fatto quindi il MoVimento ha già deciso chi sarà ad essere candidato per il CdA, e con il solito giochino della democrazia diretta gli attivisti avranno l’impresso di avere nelle loro mani la decisione.

La candidata oggetto delle pesanti accuse da parte del M5S

Non è detto poi che su quei quattro nomi votati su Rousseau la maggioranza gialloverde troverà una convergenza. Si può ipotizzare che la scrematura abbia lasciato in piedi le candidature gradite anche alla Lega (o ad altre forze politiche). Se così fosse però la Rai sarebbe già stata spartita secondo i tanto disprezzati “canoni cencelliani”. Senza dimenticare che il Governo Lega-M5S dovrà in ogni caso trovare un accordo per eleggere altri due dei sette membri del CdA. Il MoVimento teme che la Lega, sicuramente più esperta in questo genere di giochi, possa fare qualche brutto tiro. Nel dubbio punta a occupare il maggior numero di poltrone possibile. Ed un tecnico eletto da una maggioranza politica, anche se scelto in base alle competenze, rimarrà in ogni caso legato a quella maggioranza.

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I cinque profili indicati dal M5S sono quelli di due manager di aziende televisive (Coletti e Cellini) o di dipendenti Rai (come Favale e Mazzola). Ventrice è “l’outsider” del gruppo avendo lavorato a lungo come documentarista freelance e produttore televisivo  (ha prodotto documentari soprattutto per Rai Cinema). Tra tutti è il nome di Claudia Mazzola a destare sorpresa. Perché la Mazzola, dal 2012 in forza alla redazione politica del Tg1 fu pesantemente attaccata da Rocco Casalino che dal blog del M5s nel 2014 la accusò di fare disinformazione e di aver fatto un “servizietto” al governo.

Diverso il caso dell’avvocato Paolo Favale (dipendente del servizio pubblico dal 1986 al 2014), che nel 2014 era stato accusato proprio dalla Rai di aver redatto un documento di interpretazione giuridica della nuova legge professionale a tutela degli avvocati interni che secondo l’azienda conteneva “informazioni e notizie d’ufficio che devono rimanere segrete”. A seguito delle indagini il PM aveva chiesto l’archiviazione per Favale, la Rai si oppose alla richiesta di archiviazione ma il giudice diede ragione alla procura ritenendo il fatto insussistente e irrilevante ai fini penali.

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