Opinioni

Come vedono Luigi Di Maio in America

In questi giorni, contemporaneamente alla visita di Luigi Di Maio negli USA, ha cominciato a circolare un articolo di Beppe Severgnini sul New York Times in cui si descriveva il candidato premier del MoVimento 5 Stelle in maniera piuttosto severa: «Anche se non ha mai completato i suoi studi e non ha mai fatto un vero lavoro, Di Maio sarà il candidato del partito a marzo alla carica di primo ministro. I sostenitori dei 5 Stelle sono chiaramente come lui, ma il resto dell’Italia è perplesso. È completamente privo di esperienza. E quando hanno avuto la possibilità di gestire le situazioni, i “grillini” si sono spesso dimostrati incompetenti. Con Virginia Raggi sindaca, per esempio, Roma sta andando alla deriva».
luigi di maio
Ma quella è l’opinione di Severgnini, direte voi. Oggi, però, è uscito un altro articolo firmato da Ishaan Tharoor sul Washington Post nel quale non ci fa una figura molto migliore. L’autore comincia dicendo che Di Maio si è distinto a Washington perché molto giovane, così come gli ultimi che hanno vinto le elezioni in Europa (gli esempi sono Macron e Kurz). Subito dopo però si spiega che poche ascese politiche sono state rapide come la sua, che ha lasciato l’università e non ha mai lavorato a parte aver fatto il cameriere  (ma qui si dimentica la formativa esperienza di steward al San Paolo e non è bello per niente) e così via.

But few stories of political ascension are quite as striking as his. Di Maio, who grew up in the corruption-blighted environs of Naples, is a university dropout and has never held a job as a professional. Numerous headlines in international newspapers describe him as a “former waiter.” He rose to attention only through his activism and blogging on behalf of the Five Star Movement, a protest organization founded less than a decade ago by irreverent comedian Beppe Grillo.

luigi di maio 1
Nell’articolo del WAPO si cita anche una testata cara ai grillini e il suo giudizio piuttosto tranchant sulle Gigginarie : il MoVimento sta crescendo ma non sta maturando.

In September, with Grillo’s blessing and the support of other power brokers within the movement, Di Maio won leadership of the party in another online primary. Il Fatto Quotidiano, a daily newspaper, pointed to the online vote as “proof of the eternal immaturity, incompetence, inexperience and thrown-together nature of a movement that is getting bigger but not growing up.”

Insomma, la prima missione di Di Maio in America non è andata male. Poteva andare peggio. Poteva piovere.