Opinioni

Luigi Di Maio rivendica San Gennaro

L’operazione San Gennaro di Luigi Di Maio ieri è andata talmente bene che Giggetto prova il bis. E in un post su Facebook se la prende con Massimo Gramellini che stamattina lo ha sfottuto sul Corriere della Sera:

Osservata dalla prospettiva di un elettore cinquestelle della prima ora, la mirabile scena è invece l’epilogo di un’illusione durata dieci anni. Dieci anni a sperare nella rivoluzione per ritrovarti alla fine rappresentato da un chierichetto. Eppure, osservata dalla prospettiva di Di Maio, quel gesto plateale potrebbe anche essere solo un ex voto per grazia ricevuta.
Un giovane vecchio, senza studi né esperienze lavorative memorabili, che viene iscritto da un’azienda privata di comunicazione alla corsa per Palazzo Chigi non è un predestinato. È un miracolato. Era giusto che andasse a sdebitarsi con un esperto del ramo.

luigi di maio san gennaro
Di Maio, come suo costume, risponde a Gramellini parlando di tutt’altro:

Gramellini non sa che quella è una festa sentitissima da tutti i napoletani e anche da moltissimi campani. E tra di loro ci sono anche io. Quella di San Gennaro non è solo una festa religiosa, è una festa di popolo che si continua a ripetere ogni anno da secoli. E’ la festa che ricorda che i miracoli possono succedere, che c’è sempre la speranza, che domani può essere un giorno migliore. E’ una festa a cui ti abitui da bambino e a cui ti affezioni, non è una questione di fede o di superstizione, è una questione di identità. Napoli senza San Gennaro è come Napoli senza il Vesuvio.
Di feste patronali come questa, per altro, ce ne sono in ogni paese italiano e ognuna di esse contribuisce a definire la relativa comunità. Disprezzare queste feste è disprezzare l’Italia. Io le amo, le rispetto e sono veramente felice di essere stato invitato a partecipare ieri alla festa di San Gennaro e accetterò volentieri inviti, se arriveranno, da ogni campanile d’Italia. Con buona pace di Gramellini.

O tempora o mores.