Cultura e scienze

Lucia Azzolina e le accuse sulle tesi copiate

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Massimo Arcangeli, linguista e italianista, è tornato a parlare su Repubblica delle tesi della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina dopo l’analisi delle prime tre pagine dell’elaborato presentato alla  Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana,  di complessive 41 pagine (relatore: Gianluca D’Arcangelo).

Lucia Azzolina e le accuse sulle tesi copiate

Secondo Arcangeli la ministra avrebbe copiato per un totale di 1542 parole, ovvero il 17% del totale della tesina nel silenzio di chi si era arrabbiato per la tesi dell’allora ministra della Pubblica Amministrazione Marianna Madia:

Sarebbero circa 300, secondo i calcoli di chi si è servito di due software antiplagio, le parole che l’onorevole Lucia Azzolina avrebbe fatto illegittimamente sue nell’elaborato di 41 pagine (Un caso mentale lieve associato a disturbi depressivi) prodotto per la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana (SSIS), frequentata a Pisa fra il 2008 e il 2009. In realtà sono molte di più. Ben 1.542.

[…]

Poiché il testo del lavoro della neoministra Azzolina si compone di 8.648 parole, che salgono a 28.083 in quello dell’allora ministra Madia (non si è tenuto conto, nel duplice conteggio, del titolo, dell’indice e, per la tesi della seconda, di ammennicoli vari), il confronto è presto fatto: Madia ha copiato indebitamente in una percentuale del 14,242%, Azzolina in una percentuale del 17,831%. La neoministra pentastellata avrebbe dunque copiato addirittura di più.

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Il richiamo nelle prime righe a chi “si è servito di due software antiplagio” è un riferimento all’articolo a firma di Laura Margottini uscito sul Fatto Quotidiano il 14 gennaio scorso (le citazioni, prof, le citazioni!). Il pezzo, richiamato in prima pagina con un “Ecco perché non è plagio” e a pagina 6 con un più sobrio “Caso Azzolina, cosa ha copiato nella tesi di abilitazione Siss”, sosteneva in primo luogo che il lavoro della Azzolina “È un resoconto di un’esperienza pratica, non un trattato scientifico. Non equiparabile, nella maniera più assoluta, a una tesi di laurea o di dottorato”, sulla scorta di quanto affermato da Florinda Nicolai, fino al 2006 docente di linguistica generale alla facoltà di lingue e di neurolinguistica all’Università di Pisa e della Siss.

Lucia Azzolina, la tesi alla SISS e

A onor del vero, va però detto che l’elaborato è chiamato proprio “tesi finale”. Poi nel pezzo si avvertiva che il software antiplagio aveva trovato “blocchi di frasi riprese da altri testi, non citati tra virgolette e neanche in bibliografia, per un totale di circa 300 parole su 9mila”, segnalando che “l’analisi è ancora in corso” e si spiegava:

Anche laddove non cita e non virgoletta, dal testo della Azzolina appare chiaro che si stanno riportando definizioni di “ritardo mentale ”nei testi di riferimento per l’ambito della pedagogia e della psichiatria: difficile possa sorgere il dubbio che tali definizioni siano frutto del suo pensiero originale. “È come se si dovesse fare un tirocinio nell’ambito delle scienze dure, e si richiamasse nell’introduzione le varie definizioni di atomo, andando via via sempre più in dettaglio-spiega laNicolai -. Non ci si aspetta che ogni volta lo studente citi dai testi originali in cui il concetto è stato esposto la prima volta, ma che spieghi bene le definizioni e i concetti utilizzati durante il tirocinio”.

 

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La “tesi finale” di Lucia Azzolina

Intanto però il giornalista Lorenzo Galliani sempre su Facebook ha trovato un altro brano mooolto sospetto tratto invece dalla sua tesi (2007/2008) dal titolo “Rousseau e Voltaire: Il terremoto di Lisbona”, discussa all’università di Catania. Il brano in questione è questo:

“Anche in epoca moderna, nonostante la sua spiegazione a livello scientifico, il cataclisma sismico è rimasto circondato dal mistero e alcune realtà culturali ancora oggi vedono in esso la collera della divinità stanca dei peccati degli uomini. Il terremoto che colpì Lisbona il mattino del 1° novembre 1755 scosse la Cristianità non meno di quanto fece sobbalzare il suolo del Portogallo. I pii abitanti della capitale si trovavano in quel momento in chiesa a celebrare il giorno di Ognissanti e la chiesa crollò loro addosso.

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Coloro che si salvarono fuggirono sulla spiaggia giusto in tempo per essere travolti da enormi ondate provenienti dall’Atlantico. Questo disastroso terremoto accompagnato dal maremoto e concluso da un enorme incendio che mandò in cenere meravigliosi tesori, magazzini ricolmi di preziosi abiti di seta, mobili di pregio e dipinti di artisti famosi trovò infine d’accordo il potere politico e quello religioso nell’istituire un “auto da fè” (atto di fede) che consisteva nel macabro rituale, da parte dell’Inquisizione, di ardere a fuoco lento alcuni eretici”.

La fonte primaria è questa. Secondo Galliani “Lo stesso brano – che nella tesi non è citato – si ritrova sul blog di un insegnante di Gorizia pubblicato su digilander, e che – a detta dello stesso autore, morto alcuni anni fa – è stato aggiornato l’ultima volta nel 2003. Delle due l’una: o Azzolina (salvo non sia una omonima coetanea con gli stessi studi nello stesso ateneo) ha copincollato dal sito, oppure il professore di Gorizia è andato alla ricerca di una tesi pubblicata nell’università di Catania, ha ricopiato un estratto sul proprio blog e l’ha retrodatato”.

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