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Luca Pasquaretta: i guai del portavoce di Chiara Appendino

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Dopo il Richelieu Paolo Giordana, potrebbe essere il portavoce Luca Pasquaretta a finire nei guai. E per una consulenza da cinquemila euro. Chiara Appendino si sta dimostrando sfortunata come Virginia Raggi nella scelta dei collaboratori, per lo meno per la maggioranza a 5 Stelle che regna a Torino. Il portavoce della sindaca è finito nella bufera per una consulenza da 5mila euro pagata subito dalla Fondazione per il Libro, che negli ultimi mesi, dopo essere stata messa in liquidazione, non solo non ha pagato i fornitori, ma non è riuscita a garantire gli stipendi nemmeno ai dipendenti: «Il problema non è solo sulla correttezza formale, ma anche sull’opportunità politica di chi ha scelto di farsi pagare quando uno stipendio già ce l’ha», dicono in Comune a Torino.

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Pasquaretta è indagato nella vicenda di un evento collegato a Piazza San Carlo, che sta diventando ormai l’evento pubblico attorno al quale ruotano i destini dell’intera giunta grillina. I pm hanno scoperto che quello di Parco Dora è stato un evento “fantasma”, messo in piedi senza chiedere nemmeno l’occupazione del suolo pubblico e a quanto risulta non ci fu neppure il sopralluogo della Commissione di vigilanza della prefettura, a differenza di quanto avvenne per piazza San Carlo, sebbene la proiezione sotto la tettoia dello strippaggio di Parco Dora fosse inserita nei comunicati ufficiali del Comune.

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In questa vicenda non ci sono indagini ma problemi di opportunità. Spiega oggi Repubblica Torino:

Oggi è stata convocata una riunione di maggioranza, dove la sindaca avrebbe dovuto fare “solo” il punto sul rilancio dell’attività di giunta – comprese le ipotesi del rimpasto. L’affaire Pasquaretta però sposterà la discussione anche sulla figura del portavoce, già indagato per la vicenda della proiezione della finale di Champions League al Parco Dora e inviso a diversi assessori della giunta e consiglieri della Sala Rossa.

La sindaca Appendino ha chiesto gli uffici una relazione sulla vicenda e domani riferirà in Sala Rossa sugli aspetti tecnici, ma prima dovrà affrontare il tema con i suoi consiglieri che vogliono chiarimenti su chi abbia dato il consenso politico al suo affiancamento al presidente della fondazione, Massimo Bray: «L’anno scorso c’era un’urgenza per salvare il Salone – ammette un altro consigliere – Credo sia stato questo a giustificare la scelta, ma sicuramente non è il massimo questa vicenda. Bisognerà capire perché non potesse occuparsene nessun altro oltre a lui».

Non solo. Altri dipendenti del Comune hanno lavorato per la Fondazione lo scorso anno, ma erano in distacco, senza una retribuzione aggiuntiva da parte della Fondazione per il Libro. Anche per Pasquaretta non si poteva scegliere la stessa formula? Oppure era necessario incrementare lo stipendio preso a Palazzo Civico, emolumento pari a circa 43 mila euro lordi all’anno.

E adesso la maggioranza di Chiara potrebbe chiedere la sua testa. L’ennesima.

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