Economia

Il business (illegale) della lotta tra cani

In Europa ha un fatturato-monstre di 3 miliardi di euro derivati dal giro di scommesse clandestine con puntate minime da 250 euro nelle arene di bassa categoria e vette da 10 mila quando a sfidarsi sono esemplari dal pedigree sostanzioso

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La Stampa riepiloga oggi in due infografiche il business illegale della lotta tra cani, che in Europa ha un fatturato-monstre di 3 miliardi di euro derivati dal giro di scommesse clandestine con puntate minime da 250 euro nelle arene di bassa categoria e vette da 10 mila quando a sfidarsi sono esemplari dal pedigree sostanzioso, magari ben sbandierato sui siti Internet dove la promozione dei match è confusa dietro una più innocente, e solo apparente, «vetrina».

Secondo la Lav (Lega italiana antivivisezione), dopo la grande stagione del controllo camorristico a fine Anni 90, quando la onlus quantificò in mille miliardi di lire il giro d’affari, il fenomeno cresce di nuovo e parecchio (+5-10% di denunce all’anno nell’ultimo biennio), ma sotto mentite spoglie:

Per focalizzare la dimensione della violenza sprigionata da alcuni gruppi si può ripercorrere il dettaglio degli addebiti mossi alla banda attiva fra Imperia, Pavia, Teramo e la Serbia, che un’indagine per un po’ rimasta in sonno ha infine permesso di attribuire a 25 indagati. «Organizzavano la compravendita o lo scambio di cani di grossa taglia, di tipo molossoide e prevalentemente sprovvisti di micro-chip, su tutto il territorio italiano oppure provvedevano alla loro importazione dall’estero e li allevavano in varie località per impiegarli in combattimenti»

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L’obiettivo? «Potenziare la muscolatura dei vari esemplari – qui torniamo alle parole dei magistrati – aumentare in modo innaturale l’aggressività, desensibilizzarli rispetto all’anomala attività di allenamento». Il riflesso è «un danno alla salute degli animali e la morte di un numero indeterminato». Non manca il dettaglio dei contatti, della logistica imbastita sottobanco e con professionalità millimetrica, della monetizzazione: «Le lotte in alcuni casi provocavano il decesso o la scomparsa degli animali stessi e gli organizzatori si scambiavano, attraverso piattaforme informatiche, informazioni sui luoghi degli eventi, sui contendenti, sui risultati degli incontri, nonché materiale audio-video dei combattimenti».

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Le piattaforme sono le pagine e i gruppi Facebook con cui i protagonisti rimangono in contatto e organizzano gli incontri regolando successivamente i pagamenti. Uno dei dati ineludibili è l’impiego del collare elettrico, per punire il cane con una scossa quando non risponde ai diktat. L’uso della violenza è smodato: basto
nate, giorni a digiuno per essere nutriti con animali sanguinanti, dosi massicce e costanti di calci per far lievitare l’aggressività.

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