Opinioni

«Vi spiego cosa rischia Beppe Grillo se non candida la Cassimatis»

lorenzo borré

L’avvocato Lorenzo Borré, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1, ha oggi spiegato cosa potrebbe succedere se Beppe Grillo non concedesse il simbolo del MoVimento 5 Stelle a Marika Cassimatis dopo l’ordinanza del tribunale civile di Genova. “Si dirà: ma Grillo ha detto che non concederà il simbolo e che in virtù della sospensione di giovedì non si potrebbe candidare. A parte che se non fosse la Cassimatis non potrebbe esserlo comunque Pirondini visto che l’ordinanza ha stabilito che non può, il regolamento attualmente in vigore prevede che il Capo Politico sia svincolato dalle scelte della comunità locale. Nel caso di Pirondini la votazione è stata fatta a livello nazionale. Ma se Grillo non dà il simbolo rischia, visto che dal 2015 non è più di proprietà di Beppe Grillo come deciso sul blog. È stata fatta una votazione online. Se si legge lo statuto dell’Associazione Movimento 5 Stelle, che è distinta da quella a cui è iscritta la Cassimatis, si vede, all’articolo 3, che le finalità statutarie prevedono che questa miniassociazione ha come fine la presentazione dei candidati scelti con la votazione: negando il sindaco negherebbe le proprie finalità statutarie”, spiega Borré.
lorenzo borré
“A mio avviso avrebbe diritto a candidarsi con il 5 Stelle”, continua l’avvocato che ha già vinto altri ricorsi in tribunale in quel di Roma e Napoli. E che si riferisce alla mini-associazione registrata nel 2012 a Genova dallo stesso comico, dal parente avvocato Enrico Grillo e dal commercialista Andrea Nadasi. Se Grillo si rifiutasse di concedere il simbolo alla lista Cassimatis, la Cassimatis potrebbe promuovere un’altra causa civile per conflitto di interessi con l’apertura di scenari incerti sul futuro della gestione del simbolo, senza considerare che cosa potrebbe succedere sotto il profilo risarcitorio, laddove venisse accertato che il provvedimento fosse illegittimo, concretizzando un danno non da poco di cui sarebbe responsabile l’associazione con la v minuscola.  Borrè poi spiega che il regolamento attualmente in vigore prevede che le decisioni dei votanti abilitati siano vincolanti nei confronti del capo politico: “Questo è il principio della democrazia diretta. Non riconoscere la decisione degli iscritti di Genova significa negare i principi che si sono voluti dare”.

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