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Lo sgombero di via di Vannina senza un piano B del Comune di Roma per gestire l’accoglienza

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Un ingente spiegamento di uomini della Polizia di Stato si è presentato questa mattina al civico 78 di Via di Vannina a Roma. Per la seconda volta è stato sgomberato questa mattina lo stabile occupato da circa un centinaio di migranti che sono stati caricati su due pullman e portati in Questura a via di Tor Cervara. Dopo lo sgombero e il trasferimento degli occupanti la polizia ha fatto sigillare l’edificio abbandonato installando, stando a quanto riferisce DinamoPress, anche del filo spinato.

Il nuovo sgombero di Via di Vannina 

A dare notizia dello sgombero è stata l’associazione Alter Ego – Fabbrica dei Diritti che da tempo è impegnata nel fornire assistenza alle persone che occupavano lo stabile. L’Associazione denuncia anche che in questi mesi non è stato effettuato nessun intervento (nemmeno un censimento) da parte delle istituzioni e che né il Comune né il IV Municipio hanno messo in campo delle azioni per aiutare le persone che avevano occupato l’edificio fatiscente. Secondo Alterego lo sgombero – che è stato richiesto dalla proprietà – è «l’ennesima conferma che, ancora una volta, si trattano problematiche sociali come mere questioni di ordine pubblico».

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Non è infatti un caso che Baobab Experience metta in correlazione lo sgombero di Via di Vannina con quello, drammatico, di Palazzo Curtatone e dei fatti di Piazza Indipendenza. Durante l’operazione di sgombero di Via di Vannina avvenuta quest’estate un ragazzo gambiano «in seguito ad una manganellata della polizia ha perso la vista da un occhio» ha scritto Alterego su Facebook questa mattina.

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Così come in piazza Indipendenza anche nell’edificio a pochi passi dalla Tiburtina gli occupanti non erano tutti irregolari. Circa una ventina di ragazzi con regolare permesso di soggiorno stanno tentando di recuperare le proprie cose. Gli altri sono tutti in Questura.

Non solo irregolari in via di Vannina

Al di là di tutto quello che stupisce è la completa assenza del Comune. Alterego riferisce che alcuni funzionari di Polizia interpellati questa mattina hanno detto che sono stati avvertiti dello sgombero sia il Municipio sia la Questura. A quanto pare però sul posto c’erano solo le forze dell’ordine e non si è vista neanche un’unità della Sala Operativa Sociale. Il rischio è che gli ex occupanti si trovino buttati per strada come è già successo nel giugno del 2017 quando Medici senza Frontiere denunciò l’emergenza sanitaria conseguente allo sgombero.

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via Facebook.com

Quello sgombero durò ben poco e a pochi giorni di distanza molti ex occupanti erano riusciti a farvi rientro. Alcuni avevano un permesso di soggiorno e lavoravano, altri erano in attesa del responso della Commissione alla richiesta di Asilo politico, insomma gli immigrati irregolari erano una minoranza. Le persone che ci vivono sono tutte fuoriuscite dall’accoglienza – ha spiegato a Redattore sociale Federica Borlizzi, dell’associazione Alterego, L’Associazione segue da mesi i casi degli «occupanti: alcuni sono ricorrenti, hanno cioè ottenuto un diniego dalla commissione che deve decidere sulla loro richieste di protezione internazionale, altri hanno il permesso di soggiorno scaduto. Noi li stiamo aiutando nella procedura di regolarizzazione, resa difficile dal fatto che in questo momento la questura di Roma rifiuta la residenza fittizia via Modesta Valenti».

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Cosa succederà ora non è così difficile immaginarlo. Qualcuno proverà a fare ritorno in via di Vannina, altri si riverseranno in altri “ghetti” ed edifici occupati. Taccino per ora la Presidente del IV Municipio Roberta Della Casa e l’assessora al sociale Laura Baldassarre. Quello che è certo è che l’operazione di sgombero, senza nessun preavviso, senza nessun “piano B” per gestire la situazione abitativa degli occupanti finirà per alimentare le tensioni tra i movimenti per la casa di Roma e la Giunta Raggi, che sul versante delle politiche abitative e dell’accoglienza ha fino ad ora fatto ben poco.