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"La prossima volta mandiamo prima una brutta copia ad Amato così la corregge?", il pensiero di Luciana Littizzetto sui referendum | VIDEO

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Littizzetto

Una settimana di bocciature per quei quesiti referendari che riguardano i diritti civili di uno Stato Democratico. Ne ha parlato domenica sera, a “Che Tempo Che Fa” (su RaiTre), anche Luciana Littizzetto che con la sua pungente sagacia dialettica ha sottolineato alcuni accadimenti. Partendo da un punto iniziale che, forse, è stato valutato nelle varie analisi post decisione della Corte Costituzionale: gli italiani saranno chiamati a votare su quesiti molto tecnici di cui non hanno esperienza e il cui interesse è relativo, se non per le “bandiere” di partito.

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Littizzetto e i referendum “scritti male” su eutanasia e cannabis in Italia

E così, dallo studio di Fabio Fazio, Luciana Littizzetto prova a spiegare il suo punto di vista sulle varie questioni che si sono intrecciata, con lo stesso epilogo, nel corso dell’ultima settimana che ha visto come grande “protagonista” Giuliano Amato: dalla bocciatura del referendum sull’eutanasia, a quella sui quesiti sulla cannabis legale. Tutti temi su cui ogni cittadino ha sicuramente un’opinione, ma che non potrà esprimere nelle urne.

“C’erano una volta otto quesiti referendari. Tre non sono stati autorizzati: quello sulla responsabilità civile dei magistrati, quello sulla cannabis e quello sulla eutanasia. Gli altri cinque, invece, sono stati autorizzati e sono quelli sulla Giustizia che per capirli devi farti una canna. Erano due i quesiti sui quali potevamo esprimerci, francamente, davvero. Uno è la cannabis perché tutti, a torto o ragione, si sono fatti un’opinione su questa questione; l’altro sulla morte assistita, perché tutti abbiamo pensato ‘ma sei io avessi al mio fianco una persona, o io stesso, che sta male da morire e non muore non vorrei essere io ad aiutarlo in questo passaggio?’. Queste sono le domande che ci siamo fatti tutti, ma su questo non ci possiamo esprimere perché dobbiamo esprimerci su cose di cui non capiamo francamente una mazza. Ti sembra normale? Motivo: i quesiti erano scritti male, i testi avevano degli equivoci. E allora la domanda è: come mai tutte le volte che ci sono delle questioni che sono legate alla gente, istanze civili, sociali o etiche non sono mai scritte bene? Come il ddl Zan. Ma dove sta il problema? Possiamo istituire un Ministero della chiare lettere che prende questi testi e controlla? Oppure facciamo una ‘brutta’, andiamo da Amato e gli diciamo ‘Amato, guarda ce la correggi?’. Lui con la penna rossa e la penna blu, poi noi quando andiamo a fare il referendum è tutto a posto. Perché non è possibile, tutte le volte. Ma chi li deve scrivere questi referendum? I politici. Ma un barlume di intelligenza non ce l’hanno? Ma come è possibile che tutte la volte ci ritroviamo impantanati nella stessa questione”.

Ovviamente non si tratta di un attacco a chi ha scritto cosa. Quella di Luciana Littizzetto è un’analisi sul come, su alcuni temi, l’attenzione sia quasi pruriginosa, andando a scansionare ogni singola sillaba di ogni quesito per vedere se “è scritto male“. E questo viene sempre effettuato su temi sociali e diritti civili. Da lì le bocciature. Perché se qualcuno ha “scritto male” veramente qualcosa, spesso è colpa delle leggi esistenti che sono vincolanti anche nella stesura di quesiti referendari che, ricordiamolo, in Italia sono solamente abrogativi e – dunque – devono fare riferimento a leggi già esistenti.

(foto e video: da “Che Tempo Che Fa“, RaiTre)