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La Corte Costituzionale ha giudicato "inammissibile" anche il referendum sulla Cannabis

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Referendum Cannabis legale

All’indomani del pronunciamento della Corte Costituzionale che ha giudicato “inammissibile” il referendum sull’eutanasia, sono arrivate anche le ultime decisioni sui tre quesiti sui quali la Consulta ancora non si era espressa. La bocciatura è arrivata per il referendum sulla cannabis legale (intesa come coltivazione per uso privato) e l’annessa depenalizzazione del reato.  Inoltre, dopo aver giudicato legittimi quattro referendum sulla giustizia, il Presidente della Consulta – Giuliano Amato – ha annunciato l’esito della valutazione sugli altri due ancora in ballo: sì a quello sui consigli giudiziari, no a quello sulla responsabilità civile dei magistrati.

Referendum Cannabis legale inammissibile per la Corte Costituzionale

Quest’ultima richiesta di consultazione popolare, per cui sono state raccolte centinaia di migliaia di firme, prevedeva la depenalizzazione per chi coltiva cannabis per uso personale (ovviamente era esclusa la produzione per spaccio). Di fatto, dunque, si chiedeva la cancellazione del reato di coltivazione di cannabis (per gli scopi di cui sopra) e di tutte le pene detentive relative a ciò. Tutto ciò, in sintesi, voleva dire: sì al perseguimento penale e civile degli spacciatori, ma no a quello nei confronti di chi coltiva cannabis per uso personale.

Secondo Giuliano Amato, però, il giudizio di inammissibilità è arrivato per un motivo ben preciso: “Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis. Il quesito è articolato in tre sotto quesiti ed il primo prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, che non includono neppure la cannabis ma includono il papavero, la coca, le cosiddette droghe pesanti. Già questo sarebbe sufficiente a farci violare obblighi internazionali”.

Le parole sul referendum sull’eutanasia

Durante la conferenza stampa in cui sono stati annunciati gli esiti della valutazione sui quesiti referendarie, Giuliano Amato è tornato sulla bocciatura del referendum sull’eutanasia: “Leggere o sentire che chi ha preso ieri la decisione sull’eutanasia non sa cosa sia la sofferenza mi ha ferito. La parola ‘eutanasia’ ha portato a tutto questo. Il referendum era sull’omicidio del consenziente, che sarebbe stato lecito in casi ben più numerosi e diversi dall’eutanasia”. E sulla bocciatura del quesito sulla responsabilità civile dei giudici ritenuto, anch’esso, inammissibile: “Essendo fondamentalmente sempre stata la regola per i magistrati quella della responsabilità indiretta, la introduzione della responsabilità diretta rende il referendum più che abrogativo. Qui stiamo parlando della responsabilità dei magistrati per i quali la regola diversamente da altri funzionari pubblici era sempre stata della responsabilità indiretta”.

(Foto IPP/Fabio Cimaglia)