La macchina del funky

Paola Muraro non sa quanto ha guadagnato in AMA

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Dopo gli applausi di Manlio Cerroni, il Corriere della Sera intervista con Fabrizio Roncone proprio Paola Muraro. L’assessora, nel colloquio, affronta tanti temi e tenta di discolparsi nella storia dei rifiuti di Roma; ma la prima domanda è sul milione e spicci incassati in tanti anni di consulenza per la municipalizzata dei rifiuti romani:

«Guardi, andiamo con ordine. Intanto, su quella cifra che lei prima citava e che a me, francamente, pare esagerata…».
L’ha calcolata per il «Corriere» Sergio Rizzo, uno che non sbaglia.
«E vabbé, poniamo pure che la cifra sia esatta: io non sono stata pagata solo per la mia attività tecnica, ma anche per il supporto che ho fornito all’ufficio legale dell’Ama… un ufficio che, evidentemente, non era al l’altezza del suo compito…».
Quindi lei sostiene che…
«No, la prego: mi faccia precisare un’altra cosa. Io non ero addetta, come dice lei, al controllo. Io ero la referente verso gli enti pubblici…».
Mi sembra una sottigliezza burocratica.
«E invece no. Perché da referente degli enti pubblici, io che potere di intervento avevo? Adesso, invece, da assessore…».

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Paola Muraro, assessora all’ambiente a Roma

Stiamo girando intorno al problema: lei ha lavorato per Ama e ora è assessore all’Ambiente. Il punto è questo.
«Lei insiste con il conflitto di interessi. Ma io le dico che non esiste. Anzi, al contrario. Proprio Virginia Raggi mi disse: bisogna mettere a posto l’azienda. E tu la conosci meglio di tutti. Tu sei la persona perfetta».
Tanto perfetta, forse, no: perché lei ha perso il suo incarico di consulenza retribuito con la gigantesca cifra che sappiamo, proprio con il nuovo presidente dell’Ama, Daniele Fortini.
«Cioè, mi faccia capire: lei insinua che potrei avere motivi di astio nei confronti di Fortini perché non mi ha rinnovato la consulenza?». Sarebbe umano. «Sbaglia a pensare una cosa del genere».
Continuo a pensarla.
«Guardi, io ce l’ho con Fortini solo ed esclusivamente per ché lui ha stipulato un contratto di servizio con il Comune di Roma e non l’ha rispettato. Avrebbe dovuto tenere pulita Roma e invece Roma è una città sommersa dai rifiuti… E poi non ce l’ho solo con lui: ma anche con tutta un’azienda che è allo sbando. Voglio vedere cosa diranno i cittadini romani quando sapranno le cifre che si sono elargiti a titolo di premio certi dirigenti… Una vergogna!» (qui alza di un filo il tono della voce).

Intanto nella stessa pagina Ilaria Sacchettoni ci fa sapere come procede l’inchiesta sull’AMA. Manlio Cerroni e i suoi più stretti collaboratori sono sotto inchiesta per il malfunzionamento degli impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb). Le accuse sono di truffa e frode in pubbliche forniture. Gli indagati, al momento, sono sette. I magistrati Alberto Galanti e Michele Prestipino ipotizzano un raggiro nei confronti dell’Amministrazione pubblica, perché da quegli impianti esce una percentuale di materiale trattato inferiore — bassissima secondo stime del Noe, coordinato dal generale Sergio Pascali — rispetto a quanto stabilito, con l’effetto di far confluire i rifiuti nelle discariche di Cerroni. L’inchiesta parte da un’ispezione della commissione sul ciclo dei rifiuti. Su richiesta del presidente Alessandro Bratti (Pd), i carabinieri visitano gli impianti pubblici dell’Ama e quelli di Cerroni e si accorgono che, a fronte di una capacità annua di trattare 280 mila tonnellate di prodotto, le cifre si attestano sulla metà e perfino un terzo del previsto. Durante l’ispezione dell’8 giugno 2015 il responsabile dell’impianto Emanuele Lategano chiede di farsi «assistere dalla dottoressa Paola Muraro», si legge nel report del Noe. Ed è la stessa Muraro a produrre i documenti sui «provvedimenti che temporaneamente autorizzano l’Ama a trasferire i rifiuti indifferenziati a Rocca Cencia» e di conseguenza alla discarica.

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