Opinioni

Libero e “lo stupro vien da sé”

Pensavate che lo stupro abbia un’unica causa e quella causa sia uno stupratore? Libero ha un’altra opinione. Non pago delle parole di Vittorio Feltri sulla ragazza ingenua oggi è Azzurra Barbuto a spiegare che la diciottenne abusata alla festa di Genovese era sola, e quindi vulnerabile e perciò “lo stupro vien da sé”:

Non si è udito un padre, non si è udita una madre, non è emerso un accenno ad un qualche genitore che abbia chiamato la diciottenne, rimasta nell’attico di Genovese ben 20 ore, ossia quasi un giorno intero, senza che i familiari si domandassero: «Che diavolo di fine ha fatto nostra figlia?». Sembra quasi che codeste donne in erba, le quali con una disinvoltura impressionante raccontano di essere «frequentatrici abituali di queste normali (sic!) feste a base di sesso e droga, finalizzate a fare sesso sotto l’effetto di stupefacenti», siano figlie di nessuno, senza nessuno alle spalle. Sono appena maggiorenni eppure parlano come fossero adulte e come adulte non sono supervisionate, salvaguardate, controllate e protette da chi le ha messe al mondo. Se queste giovanissime ritengono “normali” le festicciole in cui gli ingredienti principali sono le droghe pesanti e il sesso estremo, come se descrivessero serate in pizzeria tra compagne di scuola, evidentemente nessuno ha spiegato loro che non vi è nulla di “normale” in questo genere di passatempi.

La conseguenza inevitabile è quindi essere stuprata? Perché non rimettiamo alle ragazze le cinture di castità allora, così potranno essere ancora più protette? Qualcuno ha detto: «A tutti quei mostri moralisti che dicono “Cosa ci fa una ragazza nella camera di un uomo?” vi ricordo che una maggiorenne può decidere chi scopare, ma scopare è diverso da “essere seviziata per 20 ore”» e non c’è molto altro da aggungere. Anche perché se a meritare di non essere stuprate sono solo le donne che hanno una famiglia alle spalle, ed è tutto da dimostrare che la diciottenne non ce l’abbia, siamo sempre al “se l’è cercata”, alla moralità presunta da qualcuno con parametri decisi da chissà chi, come se non essere stuprate fosse un privilegio da doversi conquistare, al prezzo della libertà ovviamente.

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