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Perché Liberi e Uguali non si allea con il PD in Lombardia

bersani d'alema pisapia

Ieri l’assemblea lombarda di Liberi e uguali ha incoronato per acclamazione Onorio Rosati, l’ex sindacalista che dalla Camera del lavoro di Milano nel 2013 era arrivato in Regione, terzo più votato del PD da cui è uscito la scorsa estate: sarà lui a rappresentare alle regionali della Lombardia il partito di Bersani e D’Alema, che quindi rinuncia all’alleanza con Giorgio Gori, sindaco renziano di Bergamo candidato con il Partito Democratico.

Perché LeU non si allea con il PD in Lombardia

Gori ha reagito accusando LeU di odiare il Partito Democratico, in un’intervista a Repubblica in cui dimostra di non aver preso per niente bene il no: «Ricevo costantemente espressioni di disappunto per le scelte che stanno facendo. Davvero quella lombarda è una partita fondamentale che vale più della regione abitata da un sesto della popolazione italiana. Ecco, mi dispiace che i dirigenti di Leu, evidentemente offuscati dall’odio per il Pd, non lo abbiano voluto capire».
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In realtà però LeU ha fatto l’unica scelta possibile nella situazione in cui si trovava, una scelta da cui probabilmente dipendono anche i risultati su base nazionale per il partito di Bersani e D’Alema. Quando si parlò della possibilità di un’alleanza tra PD e LeU in vista delle elezioni politiche, infatti, alla fine l’ex segretario del PD chiuse la porta spiegando che non avrebbe avuto alcun senso allearsi con il partito da cui se ne erano andati perché gli elettori avrebbero a quel punto pensato che la divisione era una recita e avrebbero votato altri. L’unica possibilità che ha LeU di conseguire un buon risultato alle elezioni politiche è quella che prevede che si presenti come alternativa al PD di Renzi. Presentarsi in alleanza con il segretario dal quale si sono staccati in polemica li avrebbe portati al fallimento.

LeU e le differenze tra Lombardia e Lazio

Ma allora perché Liberi e Uguali decide di appoggiare Nicola Zingaretti nella sua corsa nel Lazio contro Roberta Lombardi, Sergio Pirozzi e il candidato non ancora deciso del centrodestra (sempre che alla fine non convergano sul sindaco di Amatrice)? Ci sono due motivi alla base della decisione. Il primo è la diversità del peso del nome di Zingaretti rispetto a quello di Gori. Mentre il secondo è il nome di un personaggio legato a doppio filo con il segretario, che viene da una cultura estranea rispetto a quella dei maggiori azionisti di LeU e che ha scalato il partito in maniera non dissimile a quella di Renzi (senza passare per le primarie nella sua candidatura a presidente di regione), il primo rappresenta una corrente lontana da quella della maggioranza che attualmente governa il Partito Democratico, essendo più legato alla sinistra del partito e quindi naturalmente più vicino a LeU.

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Il sondaggio di IZI per Repubblica Roma (13 gennaio 2018)

Basterebbe a questo proposito ricordare le strane dichiarazioni di Matteo Orfini sul fatto che Zingaretti dovesse assumere “un profilo più politico”: «Perché noi in questi anni abbiamo in qualche modo rinunciato nel Lazio alla costruzione o almeno alla rappresentazione di una sfida politica. Siamo apparsi come una cosa in qualche modo al fianco della politica, ma non così espressamente parte di una sfida più generale. Invece, oggi, il Pd vince, anche a livello locale, se convince politicamente». Dichiarazioni che Zingaretti ha respinto al mittente in un’intervista al Messaggero dicendo che avrebbe continuato a fare le sue scelte in autonomia.

LeU, il PD, Gori e Zingaretti

Zingaretti quindi è non solo autonomo (o almeno prova a esserlo) dalla maggioranza che oggi governa il PD, ma in caso di vittoria bis alle elezioni regionali sarebbe anche un profilo di leader sul quale si potrebbero costruire future convergenze tra LeU e PD. Il secondo motivo è invece più prosaico: nonostante il ritiro della candidatura Maroni i sondaggi – l’ultimo è quello di IZI pubblicato da Repubblica Roma stamattina continuano a dire che è più probabile la vittoria del centrosinistra nel Lazio rispetto al trionfo in Lombardia. Questo non vuol dire che l’esito delle elezioni nel Lazio sia scontato (una rilevazione di Piepoli pubblicata ieri dalla Stampa dava in vantaggio la Lombardi, il centrodestra deve ancora schierare il suo candidato), ma tutti comprendono al volo la differenza tra far parte di una coalizione che potrebbe vincere con una che ad oggi sarebbe destinata a perdere e per di più guidata da un renziano di ferro (al netto delle sue frequentazioni con Grillo).
giorgio gori beppe grillo
Insomma, più che una scelta dovuta all’odio nei confronti del Partito Democratico, come immagina il sindaco di Bergamo, quella di LeU pare una decisione frutto di un ragionamento politico conseguente alla strategia elettorale scelta da Liberi e Uguali. D’altro canto per Bersani & Co. le alternative per le prossime elezioni sono due: distinguersi (rispetto al PD) o sparire.