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Chi ha fatto pubblicare sui giornali la lettera di Verdini che vede Salvini come kingmaker per il Quirinale?

@neXt quotidiano|

denis verdini

“Caro Marcello (Dell’Utri, ndr), caro Fedele (Confalonieri, ndr), è stata davvero una bella mattinata nella quale alcuni ‘vecchietti arzilli’, come quelli di Cocoon, hanno ritrovato il gusto del sogno”. La lettera in cui Denis Verdini illustra la strategia per l’elezione di Silvio Berlusconi a presidente della Repubblica ha fatto discutere. Pubblicata dal Tirreno, ha acceso i riflettori anche su cosa dovrebbe avvenire in caso l’ex Cav non riesca a raggiungere i numeri necessari a partire dal quarto scrutinio: “In trent’anni – osserva Verdini – il centrodestra mai è stato così vicino, nei numeri, a poter conseguire un risultato che mai ha ottenuto” e Silvio Berlusconi “ha la legittima ambizione di coronare il suo straordinario percorso. Nessuno nel centro-destra può negargli questa opportunità”. Verdini suggerisce “di passare dai numeri garantiti da sedicenti portatori di voti, ai nomi. Questo servirà a far scoprire le carte e ad evitare che vi vendano due volte la stessa merce. E di assegnare a costoro una ‘firma’ riconoscibile”.

Chi ha fatto pubblicare sui giornali la lettera di Verdini che vede Salvini come kingmaker per il Quirinale?

Se questo non dovesse bastare, Berlusconi “deve permettere a Salvini di portare a termine l’obiettivo di eleggere un presidente di centrodestra, fornendogli tutto il suo appoggio”, smentendo i retroscena che vedono l’ex Cav incline a spaccare il centrodestra “votando Draghi, Amato o chissà chi altro”. Una linea politica che traccia un percorso ben definito: da Salvini, che appoggia Berlusconi, di nuovo al leader del Carroccio, al quale affidare gli oneri delle decisioni in caso di fallimento del “piano A”. Secondo Dagospia, a far trapelare la lettera di Verdini sarebbe stato “il fidanzato della figlia Francesca”, vale a dire proprio Salvini. Lo stesso che ha già parlato preventivamente di una “proposta convincente per tanti se non per tutti” da mettere in campo tra una settimana, pur senza smentire l’appoggio a Berlusconi. Sintomo di una fiducia apparente ma non proprio “cieca” nelle possibilità di un passaggio da Arcore al Quirinale. In un recente colloquio con Draghi i due hanno concordato sul fatto che non possa esserci differenza tra i partiti dell’alleanza di governo e quelli che eleggeranno il nuovo capo dello Stato: questo di fatto taglia fuori dalla corsa proprio Berlusconi, sul quale resta il veto di M5S e Pd.