Economia

La lettera che smaschera le "dimenticanze" M5S sui rifiuti

Da quando è cominciata l’emergenza-non c’è nessuna emergenza rifiuti a Roma gli esponenti del MoVimento 5 Stelle ripetono tutti in coro che la colpa delle difficoltà è in capo alla Regione Lazio, che non ha ancora approntato il piano rifiuti; tutti, regolarmente, omettono di ricordare che la giunta Zingaretti non può procedere nell’approntare il piano rifiuti se prima i Comuni, interpellati dalle Province (e nel caso di Roma dalla Città Metropolitana) non individuano “le zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti”.

La lettera del ministero dell’Ambiente a Virginia Raggi

Il 10 gennaio scorso l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari ha dichiarato pubblicamente che per gli impianti di compostaggio AMA previsti dal suo piano il Comune presenterà l’iter autorizzativo alla Regione entro la fine di gennaio, ammettendo così implicitamente che finora non è stato ancora presentato un bel nulla e rimandando a una scadenza successiva la presentazione. Il motivo della prudenza della Montanari è facile da comprendere: gli impianti dovrebbero sorgere a Cesano e Casal Selce e per edificarli e metterli in funzione ci vogliono almeno tre anni, ma le aree scelte dal Comune sono contestate per motivi diversi: A luglio la Montanari ha illustrato alla cittadinanza del XIII Municipio l’ipotesi di di destinare un’area di proprietà di Roma Capitale, sita in via di Casal Selce, alla realizzazione di un impianto di compostaggio AMA. C’è però un problema. Come ha raccontato Roma Today ci sono documenti che dimostrano che quell’area è in realtà di proprietà della Regione Lazio. Non solo: via Casal Selce, rientra nei nuovi vincoli paesaggistici per l’Agro romano apposti dalla Regione nel 2015 che li ha definiti di “notevole interesse pubblico paesaggistico“.
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A Cesano, nel XV Municipio, le cose non vanno meglio. Alcuni residenti hanno già iniziato la raccolta firme per dire no all’impianto di compostaggio. Ed è comprensibile: nella zona ci sono già le contestatissime antenne di Radio Vaticana i cui impianti sono stati dismessi solo in parte nel 2014. Sempre a Cesano c’è anche il sito del centro ricerche ENEA Casaccia al cui interno ci sono i 5 depositi della Nucleco che ospitano poco più di 7 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, contenuti in circa 2500 fusti prodotti dagli anni ’90 e fino al 2009. Non stupisce quindi che i residenti siano contrari all’impianto di compostaggio che tra le altre cose farebbe abbassare di molto il valore delle case. Senza contare l’aumento del traffico pesante dovuto al passaggio dei camion dell’Ama.

Gli impianti dell’AMA “dimenticati” dalla Giunta Raggi

In attesa di sapere come finirà la vicenda (e notando che da tempo si attendono le decisioni del Comune di Roma e della Città Metropolitana, entrambe governate da Virginia Raggi, in merito) il ministero dell’Ambiente ha inviato una lettera agli enti interessati, raccontata e pubblicata oggi da Giovanna Vitale su Repubblica. Nella lettera del direttore generale Mariano Grillo c’è scritto che o Virginia Raggi, nella sua doppia veste di sindaca della Capitale e della Città Metropolitana, fornisce le informazioni necessarie ad aggiornare il piano rifiuti del Lazio — che senza le indicazioni del Campidoglio è impossibile fare — oppure verrà commissariata. Sarà la giunta Zingaretti, come prevede la legge in caso di inerzia amministrativa, a stabilire dove e quali impianti realizzare in base al fabbisogno fissato con delibera lo scorso aprile:

«Lo scrivente dicastero nel corso degli ultimi mesi ha promosso, nell’ambito di uno specifico tavolo tecnico istituito con la Regione Lazio e il Comune di Roma, le attività necessarie al superamento delle problematiche sulla gestione dei rifiuti che ormai da tempo affliggono l’intero territorio regionale», premette il dg.
«Il quadro che ne è scaturito non ha potuto non delineare le complesse criticità e carenze dell’impiantistica che riguardano tutto il territorio regionale, alle quali si correla necessariamente la peculiarità di Roma Capitale, contribuendo da sola a più della metà della produzione totale di rifiuti urbani regionale», denuncia Grillo, sottolineando il peso della Città eterna sull’intero sistema.

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La lettera del ministero dell’ambiente a Virginia Raggi (La Repubblica, 16 gennaio 2018)

«Al riguardo si evidenzia che tra i motivi che hanno concorso alla mancata adozione da parte della Regione Lazio delle scelte strategiche sulla realizzazione delle infrastrutture necessarie alla chiusura del ciclo dei rifiuti, ricorrerebbe anche la mancata trasmissione da parte di codesta Città Metropolitana della documentazione inerente l’individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento, nonché delle zone non idonee», avverte ancora Grillo, richiamando le norme che imputano proprio ai comuni (tra cui Roma) e all’ex Provincia l’onere di fornire tali dati.

Il termine per presentare eventuali osservazioni da parte dei comuni, fissato al 30/9/2017, è ampiamente scaduto, si ricorda ancora nella lettera. Ma c’è da osservare che il commissariamento metterebbe in capo alla Regione Lazio l’onere di una decisione politica molto importante, spogliando così Virginia Raggi delle sue responsabilità. Sarebbe un peccato. Chi ha voluto la bicicletta invece dovrebbe cominciare a pedalare.

Leggi sull’argomento: Come Virginia Raggi ha bloccato il Piano dei Rifiuti del Lazio (e oggi se la prende con gli altri)