Cultura e scienze

L'esilarante show di Alessandro Di Battista e Riccardo Scamarcio a Otto e Mezzo

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Che cosa farà Alessandro Di Battista fuori dal Parlamento sono in molti a chiederselo. Tornerà a viaggiare? Si dedicherà al figlio Andrea e alla scrittura di romanzi con i quali insidiare il successo di Fabio Volo? Oppure lo troveremo a bordo di una nave di una ONG intento a salvare quei migranti che Luigi Di Maio non vorrebbe arrivassero in Italia? Il Dibba fa il misterioso, dice che continuerà a fare politica fuori dal Palazzo, forse in officina dal suo fedele meccanico Massimo. Ieri sera a Otto e Mezzo abbiamo scoperto che potrebbe avere un brillante futuro in coppia con Riccardo Scamarcio.

Quando Di Battista diceva di non volersi ricandidare ma nessuno gli credeva

I due si piacciono, è evidente. I ruoli però sono ancora da stabilire, Scamarcio potrebbe produrre un film sulla vita di di scaricatore di maiali e di banane di Di Battista, qualcosa che racconti le famose spremute d’umanità del Dibba. I due potrebbero anche fare uno spettacolo teatrale assieme, su e giù per lo Stivale a raccontare i mali dell’Italia. Da quel poco che si è visto ieri sera da Lilli Gruber sarebbero un duo decisamente affiatato. Del resto Scamarcio non sembra disdegnare i 5 Stelle (ai quali contesta il limite dei due mandati) ma è soprattutto il Dibba politico – quello che «mette al centro questioni vitali, serie, che dovrebbero essere all’ordine del giorno dell’agenda dei giornali italiani» – che lo affascina. Certo, ci sono alcuni aspetti da limare: ad esempio all’attore pugliese piacerebbe che Alitalia venisse nazionalizzata. Di Battista ritiene che non sia il momento giusto per mettere altri quattrini nella ex compagnia di bandiera. Ma fortunatamente le sorti della compagnia aerea e dei suoi dipendenti non dipendono dalle decisioni di nessuno dei due, quindi la questione può rimanere sullo sfondo.

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Giugno 2017: Di Battista smentiva la sua intenzione di prendersi una pausa. Novembre 2017: Di Battista dice di aver preso la sua decisione nel 2014

Sia l’uno che l’altro condividono una certa abilità a ri-raccontare la realtà. Di Battista ha detto «la decisione di non ricandidarmi l’ho presa già del 2014 ma nessuno mi ha mai creduto». All’epoca Di Battista disse «Non mi ricandido. L’ho deciso. Se arriviamo al 2018, io non mi ricandido. Non vedo l’ora di uscire di qui, per non avere più a che fare con queste merde». Allora non si spiega come mai qualche mese fa, quando i giornali dissero che stava per fare il passo indietro che poi ha effettivamente fatto, Di Battista abbia smentito le voci riguardanti una sua possibile, eventuale, pausa dalla politica attiva. Voci che si rincorrevano da tempo ma che per Di Battista erano solo invenzioni frutto della fantasia (e diciamolo, della cattiveria) dei giornalisti.

Riccardo Scamarcio e i topi del New York Times

Scamarcio non è da meno. Alla domanda “Roma è migliorata o peggiorata?” se la prende con il famoso articolo del New York Times sui guai di Roma. Secondo Scamarcio il NYT “ha detto che a Roma c’erano i topi e tutti quanti hanno ripreso questa notizia” che però è una non notizia. Del resto – ci spiega l’attore che va spesso in America – anche a New York ci sono i topi, e sono pure belli grossi e nessuno ne fa scandalo. C’è però un piccolo problema: quell’articolo di Frank Bruni non parla dei topi di Roma. Addirittura nell’articolo i topi, i ratti, i sorci, non vengono mai menzionati. La cosa interessante è che una ventina di giorni prima di quell’articolo l’assessora all’ambiente di Roma Capitale – Pinuccia Montanari – ci faceva sapere di non aver mai visto un topo a Roma.

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Fonte: The New York Times

Il Dibba&Scamarcio show prosegue poi parlando di Europa. Per Scamarcio Berlusconi “ha sbagliato ad andarsene nel 2011” e avrebbe dovuto restare a fare gli interessi del Paese. Di Battista se la prende con Francia e Germania che hanno potuto sforare il tetto del deficit ma quando la Gruber gli ricorda che il nostro debito pubblico è più alto del loro Di Battista ribatte dicendo che «gli Stati Uniti hanno un debito pubblico altissimo e gli è concesso qualsiasi cosa». Evidentemente ci siamo persi il momento in cui gli USA sono entrati a far parte della UE e quindi devono rispettare i parametri europei sul deficit. E si capisce così che forse è proprio sul sovranismo e sull’antieuropeismo che i due potrebbero trovarsi maggiormente d’accordo.