Opinioni

L'esilarante confronto tra Virginia Raggi e Carlo Calenda

Dopo la “situazione ridicola” dei giorni scorsi, Virginia Raggi e Carlo Calenda si sono incontrati ieri al ministero dello Sviluppo. Con la sindaca c’erano anche il direttore generale di Roma Capitale Franco Giampaoletti, il delegato al Personale Antonio De Santis e il vicecapo di gabinetto Gabriella Acerbi. Simone Canettieri sul Messaggero oggi racconta l’incontro con toni che ci confermano che la situazione è sempre più disperata e sempre meno seria.

«Ma avete con voi un documento di Fabbrica Roma, la vostra proposta?»,chiederà alla fine il ministro alla grillina. «Sinceramente no, glielo faremo avere la settimana prossima». «Ma non ti sei portata nemmeno una scheda?». «No, come le ho detto, le faremo avere le nostre proposte mercoledì». Nota a margine: Calenda dà del «tu» alla sindaca per creare empatia e spirito di squadra, fa così anche con Chiara Appendino, la grillina risponde sempre con il «lei». E ci tiene a ribadirlo: mi dia del lei.
C’è un’altra curiosità marginale ma rivelatrice: di solito in questi lunghi tavoli, i principali protagonisti sono seduti a fianco. Questa volta no. Raggi decide di posizionarsi a capotavola davanti al ministro un po’ alla D’Alema («Capotavola è dove mi siedo io»). Il faccia a faccia, arrivato dopo l’ultimatum del titolare dello Sviluppo economico, parte così.

virginia raggi carlo calenda
Il tavolo, come abbiamo ricordato ieri, dovrebbe servire per costruire soluzioni che servano nell’immediato per un’economia, quella della Capitale, oggi più in difficoltà e per la quale bisogna intervenire subito. Non c’è tempo per giocare al rinvio dell’incontro con un interlocutore sgradito, né per immaginare soluzioni che oggi non arriverebbero in tempo e per le quali non c’è nemmeno il necessario consenso politico in questa legislatura (magari nella prossima sì). Nell’articolo si racconta di come Raggi non abbia compreso le finalità del tavolo e abbia pretese che nulla c’entrano con il problema evidenziato:

Esordisce l’inquilina del Campidoglio: «Ministro, sono molto seccata dalle sue dichiarazioni: chiedere più poteri per la città non è ridicolo». Risposta: «Sindaca, ti ribadisco il concetto: ridicola era la situazione, sconclusionate le tue lettere. Non mi era mai capitato di aspettare tre settimane la risposta di un’istituzione invitata a un tavolo». L’equivoco va avanti.
Raggi chiede che al tavolo per il rilancio della Capitale siano presenti altri attori istituzionali: «Come il premier Paolo Gentiloni ed altri ministri». Qui la discussione prende una piega particolare, il ministro si sente di non essere stato ancora compreso. Fissa con il dito il perimetro della faccenda. E scandisce: «Qui non si parla di poteri speciali, ma di sviluppo economico e piano industriale per Roma». La sindaca non molla e rilancia sulle «energie rinnovabili», spiegando che fanno parte del programma del M5S e bisogna puntare su queste.

Anche il Foglio stamattina offre una ricostruzione molto simile della vicenda:
virginia raggi carlo calenda
Chissà perché, ma l’impressione è che di questo tavolo alla fine non si farà nulla. Per fare un tavolo, ci vuole il legno.

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