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Il genitore che incolpa l’Università di Udine perché la figlia è una “lesbica sodomita”

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Ci sono genitori che lottano contro i corsi di masturbazione all’asilo imposti dall’OMS (come raccontava una nota bufala) e ci sono altri che continuano a lottare contro l’omosessualismo del gender anche quando i figli e le figlie sono ormai maggiorenni. Alcuni di questi genitori scrivono lettere alle associazioni pro-vita per denunciare la piaga dell’omosessualismo dilagante che rapisce i propri figli facendoli diventare gay o lesbiche. Persone che ancora non cercano una cura per l’omosessualità ma che danno la colpa all’Università di aver omosessualizzato la figlia.

Bisogna fermare la piaga del gender e dell’omosessualismo!

Ebbene sì, nel 2018 c’è ancora a chi crede al complotto del gender e che ritiene che se una persona è omosessuale è stata chiaramente plagiata. Perché – ovviamente – l’omosessualità condizione innaturale. Una di queste lettere, anonima, è stata pubblicata sul sito di Pro-Vita Onlus e le reazioni degli utenti sono quasi tutte negative? Il motivo principale è il modo con cui l’anonimo genitore descrive la “perdizione” della figlia. Una ragazza di ventisei anni che secondo chi scrive la lettera è stata «letteralmente fagocitata dalla piaga del gender e dell’omosessualità dilagante».

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Il post di Pro-vita sui rischi del gender

Da nove mesi, scrive il genitore, non ha più contatti con la figlia che «ha rinnegato la storia che Dio le aveva donato, nonché ogni grazia che Dio le aveva concesso». Non solo la ragazza ha abbandonato la grazia di dio ma anche ha causato «uno scandalo impressionante per noi suoi genitori, per i suoi quattro fratelli e chissà per quanti altri». Insomma non solo i genitori sono tristi e rammaricati per quella che è una scelta individuale ma sono anche preoccupati dallo scandalo provocato.

Cos’è il terribile workshop sull’omosessualismo di AEGEEE Udine

Nonostante la sofferenza e la «lacerazione violenta nel cuore» il genitore è riuscito a scoprire la causa dell’omosessualità della figlia che da ben nove mesi vive «in simbiosi (parassitosi sarebbe più corretto) con un’altra sodomita come lei». Lasciamo perdere che definire una lesbica “sodomita” si quanto mai curioso (e retrogado) e concentriamoci sulle scoperte fatte dalla famiglia della “vittima”.  Il padre non ha certo problemi né remore (nonostante lo scandalo) a fornire ulteriori particolari per identificare la “peccatrice”.

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La colpa sarebbe soprattutto dell’Università di Udine che secondo il padre sarebbe l’unica in Italia a prevedere il doppio libretto per “gender” (cosa che non è vera). Ma a meno che la figlia non sia transessuale il “doppio libretto” non la riguarda visto che nel libretto semmai viene indicate (come succede ormai in molte Università fuori dall’Italia) non la preferenza sessuale (ovvero se una persona è omosessuale, bisessuale, eterosessuale etc) ma l’identità di genere. Se la ragazza si identifica come di sesso femminile il libretto “gender” non ha colpe.

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Ma non è finita perché la ragazza «deve essere stata adescata da iniziative come quella che vi pubblico qui sotto, inviata via mail a tutti gli studenti attraverso i canali ufficiali dell’università stessa: We are all V.I.P. (Very Important People) – Aegee Udine». Ora è curioso che si da la colpa ad un’iniziativa che ha avuto luogo un paio di giorni fa e il cui obiettivo non era altro che promuovere la parità dei diritti per le persone LGBT. Un genitore potrebbe pensare che Aegee, complice forse la “g” nell’acronimo sia una di quelle brutte associazioni omosessualiste ma in realtà è solo la sezione locale dell’Association des Etats Généraux des Etudiants de l’Europe, ovvero un’associazione di studenti a livello europeo che organizza incontri culturali, attività formative e di scambio tra atenei. Difendere i diritti delle persone LGBT non equivale a fare il lavaggio del cervello. Certo se si pensa che essere omosessuali (o altro) sia moralmente e naturalmente sbagliato allora è un problema. Ma è un problema di civiltà.

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È sufficiente fare un giro sulla pagina Facebook di Iris Udine, una delle associazioni promotrici del workshop per scoprire di cosa si è parlato e in cosa è consistito il “lavaggio del cervello”. Certo, se queste tematiche non vengono affrontate in famiglia (ed è vero che è difficile e complicato, soprattutto in quelle più tradizionaliste) è pacifico che i figli – che hanno bisogno di parlare di queste cose – ne parlino altrove, in ambienti più tolleranti e accoglienti. Si è parlato di amore, discriminazione, relazioni, identità e sessualità ma anche del disagio di non essere accettati o essere visti solo secondo stereotipi.  Secondo l’anonimo genitore queste cose «vanno denunciate e rese pubbliche. Le famiglie devono sapere che rischi corrono i propri figli». E se il rischio è quello di potersi confrontare con persone che la pensano in modo differente è giusto che si sappia che l’Università è accogliente. Ma il genitore amareggiato va oltre: «Le famiglie devono sapere che l’Università offre servizi quali il tutorato (le due lesbiche sono due tutor) che sono delle trappole diaboliche!». Insomma il fatto che due tutor siano lesbiche è sbagliato, e probabilmente sarebbe sbagliato se non fossero cattoliche e sposate (non sappiamo se debbano essere vergini o meno).