Politica

Così il governo Lega-M5S dice no a Letta e rimane solo in Europa

Claudio Tito su Repubblica racconta oggi un retroscena che riguarda le trattative per le poltrone europee dopo le elezioni. Trattative di cui l’Italia non è parte anche perché il governo Lega-M5S ha detto no all’unica offerta che le è stata fatta:

Non potendo reclamare le tre posizioni occupate fino ad ora, la Germania e la Francia hanno sottoposto ufficiosamente alla nostra diplomazia l’idea di riservarci la presidenza del Consiglio europeo. Una buona soluzione, solo in teoria. Perché quel presidente, eletto a maggioranza qualificata e non all’unanimità dallo stesso Consiglio europeo, è normalmente un ex capo di governo. Quindi andando a ritroso per l’Italia e limitando l’elenco agli ultimi quattro premier, la scelta dovrebbe ricadere su: Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Enrico Letta o Mario Monti.

Tre esponenti del Pd e il “tecnico” di certo inviso alla coalizione gialloverde. E come è stato in passato, le diplomazie europee e le Cancellerie francese e tedesca non hanno nascosto i loro apprezzamenti nei confronti di Letta, per il ruolo defilato politicamente che si è ritagliato negli ultimi cinque anni e anche per la appartenenza alla famiglia del Socialismo europeo, che così sarebbe rappresentata ai vertici delle Istituzioni di Bruxelles.

mario monti mentana borghi

Ma, come prevedibile, il governo italiano ha sostanzialmente bloccato sul nascere la trattativa:

Non intende dare il placet, per una funzione così importante, a un ex capo del governo di centrosinistra. Anche se si trattasse dell’unica opportunità di rimanere nel cuore decisionale dell’Europa. Una scelta che in passato altri partner Ue hanno invece compiuto privilegiando il sistema-Paese agli interessi di partito. Non solo. Di fronte all’assenza di un’alternativa, l’Italia ha messo sul tavolo della discussione una controproposta che riguarda la composizione della prossima Commissione.

Ossia la richiesta – motivata dalla circostanza di perdere appunto tutti gli incarichi principali – di garantire al nostro Paese l’importante portafoglio degli Affari economici, quello al momento detenuto dal francese Pierre Moscovici. Ma su questa ipotesi si è già incrinato il castello di supposizioni costruito a Roma. Perché la prima e spiazzante risposta è stata: «Come si può attribuire quella delega a un Paese sotto procedura d’infrazione per debito eccessivo?».

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