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Perché la Lega ha la coda di paglia quando la Cirinnà parla di bot russi

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Ieri sera la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà a Otto e Mezzo ha detto che secondo lei è necessario introdurre “l’identità Web” per fermare gli haters, gli odiatori dell’Internet che spesso agiscono protetti da anonimato per renderli “riconoscibili”. Nei giorni scorsi la senatrice Cirinnà è stata vittima degli insulti di un account fake dedito a insultare e augurare la morte a personaggi più o meno famosi. La puntata di ieri della trasmissione di Lilli Gruber era tutta dedicata all’analisi di questo fenomeno, purtroppo non affatto nuovo.

Cosa ha detto la Cirinnà sui bot della Lega?

Ad un certo punto però l’esponente del PD – che già con la storia del codice fiscale necessario per registrarsi su Facebook non è che aveva dato prova di grande acume informatico – se ne esce con un’altra cosa. Dice la Cirinnà che non ci sono solo gli odiatori, quelli che augurano la morte o fanno bodyshaming (e altro): «c’è un altro meccanismo osceno che va fermato non solo attraversi le leggi ma attraverso anche la ricerca che sono troll, i bot, i moltiplicatori di like, e tutto quello che chiama la Bestia di Salvini piuttosto che la Casaleggio Associati ed è tutto un calderone di roba pericolosissima».

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La senatrice Dem poi fa anche un esempio “pratico”: «Guardate soltanto un tweet di Salvini dopo pochi secondo ha già – dico per dire – cinquemila cuori. Se guardate da dove vengono: Cina, paesi sovietici, tutti paesi stranieri: quelli sono tutti bot moltiplicatori». Ora, si intuisce già dal linguaggio usato che quello di Internet non è proprio l’ambito della Cirinnà, e forse nemmeno la geografia politica visto che semmai si tratta di paesi “ex sovietici”. È evidente che la Cirinnà ha seguito la puntata di Piazza Pulita della settimana scorsa dove si parlava proprio di personaggi  e troll russi che affittano botnet (reti di bot) a partiti politici per aumentare la portata dei post. Che esistano questi “servizi” è fuori di dubbio, che qualcuno in Italia li stia usando ora, che sia Salvini o la Casaleggio, però è tutto da dimostrare.

Quello che la Lega non smentisce né chiede di rettificare

Al partito di Matteo Salvini, e immaginiamo in particolare al suo social-megafono Luca Morisi, però le accuse della Cirinnà non sono piaciute. Tant’è che su Twitter la Lega ha pubblicato un post in cui chiede ad Otto e Mezzo di rettificare quello che ha detto la Cirinnà perché è falso. Ed è strano che debba essere la trasmissione della Gruber e non chi ha effettivamente pronunciato quella frase sui bot a dover rettificare l’informazione errata. Ma è ancora più curioso il fatto che nessuno, né nella Lega, né Salvini stesso abbia chiesto a Di Martedì di rettificare la notizia falsa data da Salvini circa l’immigrato nordafricano che aveva morso l’orecchio di un agente della Penitenziaria. E non è certo l’unica notizia falsa data da Salvini in televisione.

 

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Ma perché la Lega ha sentito la necessità di dover “rettificare” l’informazione data dalla Cirinnà? Non è solo una questione di rivendicare il buon lavoro fatto da Morisi e ribadire che i follower sono persone reali (e quindi elettori). Perché sottolineando quel passaggio sbagliato della Cirinnà si evita di dover rispondere nel merito su quanto detto ieri sera a Otto e mezzo. Dove si è parlato dei social usati come clave, anche e soprattutto dai politici che hanno contribuito allo sdoganamento di una certa violenza verbale. Inutile dire qui che dalle parte di Salvini e del suo staff della comunicazione si fa ampio ricorso a questi metodi. Così come ha abituato il suo elettorato e il suo pubblico di Facebook (gente vera, mica bot) ad aggredire ed insultare chiunque non la pensi come loro. Ieri sera ad esempio Massimo Nava ha detto che lo sdoganamento di questo linguaggio violento «è propedeutico alla propaganda, tu sdogani un linguaggio perché in questo modo tu afferri molto più facilmente una serie di sentimenti, di pulsioni e di violenza che poi si traduce in consenso politico». Questo la Lega non chiede mica di rettificarlo. Così come non chiede la rettifica di un’altra affermazione della Cirinnà su Savoini che andava a cercare in Russia i soldi per finanziare la Lega (nota bene: la Cirinnà non dice che quei soldi poi sono arrivati). Insomma: a Morisi preme solo far sapere che i suoi click sono tutti reali e meritatissimi. E tutto il resto?

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