Economia

Le tasse sui buoni pasto cartacei in aumento dal 2020

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Il 2020 porta più tasse sui ticket restaurant cartacei. I buoni pasto cartacei da 5,29 euro ciascuno, sin qui esentasse, dal prossimo anno non lo saranno più. Da mercoledì primo gennaio 2020 non più. La quota del buono che non concorre alla formazione del reddito da lavoro scende infatti da 5,29 euro (le 10 mila lire di un tempo) a 4 euro. Significa 284 euro di reddito in più all’anno su cui calcolare Irpef, addizionali e pure maggiori contributi Inps, considerando una media di 20 buoni incassati al mese per undici mesi di lavoro, ferie escluse. Spiega oggi Repubblica:

La misura, presente nella manovra diventata legge il 24 dicembre, punta a favorire la digitalizzazione e tracciabilità del ticket, anche per evitare abusi e facilitare i controlli. Per questo la stretta si accompagna a un contestuale incentivo per i buoni elettronici, il cui valore esentasse sale da 7 a 8 euro, apportando un beneficio fiscale (meno tasse per i lavoratori) da 18 milioni di euro. Ecco dunque che alla fine il gettito per lo Stato, certificato dalla relazione tecnica alla manovra, arriva a 56 milioni all’anno (74 milioni al netto dei 18). Meno nel 2020, primo anno di applicazione: 51,3 milioni.

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Le tasse sui buoni pasto (La Repubblica, 27 dicembre 2019)

Le imprese più grandi dovranno prima fare nuovi accordi di welfare con i sindacati e poi contrattare i fornitori di e-ticket. Nel frattempo verseranno più tasse a meno di ridurre il valore del buono o far pagare più Irpef ai lavoratori. Opzioni rischiose, ma sul tavolo. Il mercato italiano dei buoni pasto vale 3 miliardi: il 40% di questa cifra è gestita da gare pubbliche. Le aziende che usano i buoni come benefit o in sostituzione del servizio mensa sono 90 mila, di cui 10 mila pubbliche amministrazioni. I lavoratori beneficiati arrivano a due milioni e mezzo e possono utilizzare i ticket in 150 mila esercenti convenzionati grazie a 75 mila pos diffusi sul territorio. Il 40% dei buoni in circolazione è già elettronico. Il 60% però ancora viaggia sul blocchetto di carta. «Grazie a questa norma la percentuale si potrebbe ribaltare, ma i tempi non saranno brevi», aggiunge Massagli.

La stragrande maggioranza di buoni cartacei vale tra i 5 e i 6 euro, dunque sopra la nuova soglia esentasse. Ne usufruiscono almeno un milione di lavoratori. Se si aggiungono anche i buoni con valore inferiore (ne esistono anche di 2 euro) si arriva a 1,5 milioni di dipendenti che ancora non sono passati al tesserino col chip.

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