Economia

Le liste d’attesa per le visite mediche nelle regioni

Per recuperare l’enorme arretrato di visite, accertamenti e interventi chirurgici congelati nell’emergenza Covid, Regioni e Ministero della Salute sono pronti a spalancare, gratis, le porte degli ambulatori privati ai milioni di assistiti rimasti impigliati in liste di attesa sempre più chilometriche

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La Stampa oggi illustra in un’infografica le liste d’attesa per le visite mediche nelle regioni mentre, spiega Paolo Russo, per recuperare l’enorme arretrato di visite, accertamenti e interventi chirurgici congelati nell’emergenza Covid, Regioni e Ministero della Salute sono pronti a spalancare, gratis, le porte degli ambulatori privati ai milioni di assistiti rimasti impigliati in liste di attesa sempre più chilometriche. Il Piano straordinario va ancora definito nei dettagli ma il budget c’è già: 800 milioni di euro, da prelevare dal tesoro da 20 miliardi che ieri sera il titolare della Salute, Roberto Speranza, ha chiesto di riservare alla sanità nella prima cabina di regia sui 209 miliardi di Recovery fund assegnati all’Italia:

Per correre ai ripari si cerca ora l’aiuto del settore privato. Lo stesso che paradossalmente è messo sotto accusa, soprattutto in Lombardia. Ma necessità fa virtù, al punto da far accettare una svolta “privatista” a chi, come Speranza, guida il partito più a sinistra della coalizione. La doppia mossa sarebbe comunque questa. Da un lato regioni e governo metterebbero sul piatto un po’ di soldi per medici, tecnici di radiologia e altre professioni sanitarie, affinché eroghino prestazioni in regime libero professionale. Solo che a pagare in questo caso non sarà l’assistito ma la regione, remunerando i sanitari a ora o a prestazione.

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Le liste d’attesa per le visite nelle regioni (La Stampa, 29 luglio 2020)

Ma l’arretrato è tanto e la mossa potrebbe non bastare. Così per dare scacco matto alle liste di attesa si chiamano in campo anche le strutture private, quelle convenzionate con le Asl ma non solo. In quest’ultimo caso sarà però necessario emanare una norma avente forza di legge per accreditare temporaneamente cliniche, studi e laboratori che attualmente non collaborano con il pubblico e quindi non sono vincolati al possesso dei medesimi requisiti. Ma ad accelerare i giri del motore sarebbe soprattutto il privato convenzionato, che nel periodo del lockdown ha erogato meno prestazioni rispetto ai budget assegnati. Ora sarebbero autorizzati a fare più accertamenti e ricoveri, sia utilizzando la dote non spesa che usufruendo di risorse aggiuntive ricomprese nel fondo anti liste d’attesa di 800 milioni.

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