Economia

Le aziende che hanno truffato sulla Cassa Integrazione

`Assunzioni fittizie e nuove aziende per ottenere la cassa integrazione In Veneto solo 13, in Friuli 20. Record in Campania (643) e Sicilia (465)

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Il Gazzettino oggi riporta i dati sulle truffe sulla cassa integrazione da parte delle imprese italiane. Le 3075 aziende nel mirino degli ispettori Inps avrebbero attuato assunzioni fittizie prima del 17 marzo di quest’anno, quando scattò il decreto Cura Italia. Le aziende “truffatrici” (nel 2019 erano state 2300 in tutto l’anno) sarebbero concentrate in Sicilia (465) e nella direzione coordinamento metropolitano di Napoli (457); nel resto della Campania sarebbero 185. Nel Lazio sarebbero 265, in Emilia-Romagna 238, 56 in Abruzzo, 119 in Calabria, 182 della Direzione di Milano, 291 di quella di Roma, 5 in Liguria, 195 in Lombardia, 19 nelle Marche, 8 in Molise, 22 in Piemonte, 158 in Puglia, 55 in Sardegna, 139 in Toscana. Nella lista anche 27 aziende del Trentino, 42 di Bolzano, 85 dell’Umbria e una in Valle d’Aosta.

Fonti sindacali confermano quest’analisi e segnalano come la maggior parte dei casi riscontrati in Veneto si riferirebbero a errori burocratici più che a truffe. L’avviso ai “naviganti” preventivo e la grande collaborazione tra le parti sociali e l’Inps dunque sono serviti a stoppare i furbetti della cig a Nordest.

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Le aziende che hanno truffato sulla CIG secondo l’INPS (Il Gazzettino, 26 agosto 2020)

«Solo il 10-15% di questi furbetti della cig sarebbero aziende del Nord. In Veneto i casi si limiterebbero a 13, poco di più in Friuli Venezia Giulia. La maggior parte si concentrerebbe nel Mezzogiorno. E questo malgrado nel Settentrione le imprese attive siano dieci volte di più di quelle del Sud, premiato anche dalla decontribuzione sulle assunzioni – evidenzia Enrico Zanetti, 47 anni, commercialista veneziano ed ex vice ministro all’economia del governo Renzi -. Oggi come in passato, l’assistenzialismo e gli aiuti a pioggia non pagano. Questo governo sbaglia strategia: dovrebbe sostenere in maniera decisa anche le imprese settentrionali, più frizzanti e pronte alla ripresa. Invece ha fatto poco. Il Meridionalismo nella politica oggi è vivo e vegeto, il Nordismo purtroppo è morto».

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