Economia

Laura Castelli e il governo che non fa nascere i bambini

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L’attuale governo Gentiloni (e gli altri di questa legislatura) hanno tante colpe. Ma è davvero difficile sostenere che il governo abbia fatto diminuire la natalità. Il clima in Parlamento è quello della campagna elettorale, e il più classico dei “piove, governo ladro” si trasforma così in “la natalità è bassa, governo ladro”. Autrice di questo capolavoro è l’onorevole pentastellata Laura Castelli, che già tante soddisfazioni ci ha dato quando ha risposto “non lo so” alla domanda “cosa voterebbe in caso di referendum per l’uscita dall’euro?”.

Per la Castelli se nascono pochi bambini è colpa del governo

Il 21 dicembre, durante quello che è stato il suo ultimo intervento in aula in questa legislatura, la Castelli ha ringraziato vivamente il governo e la maggioranza per averle insegnato tutto quello che non bisogna fare quando si è alla guida del Paese. Durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia alla legge di bilancio la Castelli ha così elencato tutti gli errori e le colpe del governo Gentiloni (e del governo Renzi). Ed è interessante che a farlo sia proprio la Castelli che con il suo 53,32% di presenze in Aula è la seconda più assenteista tra i deputati eletti nella sua circoscrizione (Piemonte 1).

La Castelli non vede l’ora di essere forza di governo assieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e ci spiega come il governo abbia fatto diminuire la natalità di centomila bambini in cinque anni. «Vi battete il petto anche per le famiglie. E avete proposto più soldi al bonus bebè. Siete riusciti a far diminuire la natalità di 100mila bambini in cinque anni e pensate che un bonus possa risolvere la situazione della natalità. Non siete in grado neanche di copiare i paesi europei che su questo in questi anni hanno fatto delle politiche che sembra stiano portando risultati migliori».
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In realtà le cifre snocciolate dalla Castelli sono sbagliate. Per scoprirlo è sufficiente prendere il rapporto Istat su natalità e fecondità della popolazione residente (pubblicato a fine novembre) per scoprire che “nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità”.

In Italia si fanno pochi figli, ma non da oggi

Non è quindi negli ultimi cinque anni che la natalità è diminuita ma è negli ultimi otto che abbiamo assistito ad un sensibile un calo. Diminuzione che è all’incirca di 100 mila unità, la stessa cifra enunciata dalla Castelli. Come spiega l’Istat la fase di calo della natalità si è avviata infatti con l’inizio della crisi economica (nel 2008 per i più distratti) e quindi il governo Gentiloni (e il governo Renzi) non hanno nulla a che vedere con la diminuzione della natalità. Contestualmente alla natalità dal 2008 ad oggi abbiamo assistito ad un calo del PIL (del resto è quello che fa una crisi economica). Ma anche il prodotto interno lordo è in una fase di timida (molto timida) ripresa. Per la Castelli la colpa è del “bonus bebè” del governo. Ma in realtà gennaio la minore natalità è dovuta anche al fatto che in Italia ci sono meno donne in età feconda. Nel 2017 le donne residenti tra 15 e 29 anni sono poco più della metà di quelle tra 30 e 49 anni. Inoltre in Italia stiamo assistendo ad una diminuzione della propensione ad avere figli.
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Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno e tenendo in considerazione il fatto che nuzialità e natalità nel nostro Paese sono ancora fortemente legate dal 2015 ad oggi si è assistito ad un timido aumento dei matrimoni (nel 2014 si è toccato il record negativo del numero di matrimoni celebrati). Dato che potrebbe far ben sperare su una futura inversione di tendenza per la natalità. Scrive l’Istat che in seguito all’aumento del numero di matrimoni «ci si può quindi attendere nel breve periodo un ridimensionamento del calo delle nascite». I dati provvisori riferiti al periodo gennaio-giugno 2017 parlano di solo 1.500 nati in meno rispetto allo stesso semestre del 2016, «un calo decisamente più contenuto rispetto a quanto si è verificato nei primi sei mesi del 2016 (oltre 14.500 nati in meno rispetto al primo semestre 2015)». Se così fosse il ragionamento della Castelli non avrebbe ragione di esistere e i detrattori del “bonus bebè” dovrebbero trovare altri argomenti.
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Il fatto è che, in seguito ad una crisi economica come quella del 2008, imputare ad un solo governo (o al lavoro di una legislatura) la diminuzione del numero delle nascite significa non avere idea di quali siano i fattori (economici, sociali, culturali e strutturali) che regolano l’andamento demografico. Di sicuro il “bonus bebè” è una misura tampone che non inverte in maniera eclatante la situazione. E la tendenza alla diminuzione delle nascite  non si inverte certo nell’arco di cinque anni.