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L'attacco di Monti per far cadere Renzi?

Un mandante estero per un nuovo governo? I renziani vedono doppio dietro l’attacco del senatore Mario Monti a Matteo Renzi e il retroscena di Fabio Martini sulla Stampa racconta «il più plateale duello mai visto da molti anni a questa parte tra la «vecchia» Italia europeista e trattativista di Mario Monti (ma anche di Giorgio Napolitano, Romano Prodi, Enrico Letta, Mario Draghi) e l’Italia delle «spallate» di Matteo Renzi, l’Italia che febbrilmente percepisce la crisi di una Europa sull’orlo dell’infarto politico, monetario ed istituzionale. E reagisce. Puntando i piedi, reclamando il proprio spazio. Tra un’Italia che ammette di essere fonte di rischio per tutti e un’Italia che lo nega. Tra un’Italia sempre e comunque alleata di Berlino e Bruxelles e un’Italia che non dà più nulla per scontato».


L’attacco di Monti per far cadere Renzi

Eppure, come ha ricordato Stefano Feltri oggi sul Fatto, l’ex presidente del Consiglio ha detto di parlare “da persona che qui non rappresenta nessuno, salvo una certa continuità di rapporto tra Italia ed Europa”. Ed è vero che Monti ormai rappresenta solo sé stesso, formalmente. Così come non bisognerebbe sottovalutare quello che il senatore a vita ha detto a proposito della Germania: «Mi auguro che non ci siano concessi tutti i margini di flessibilità richiesti perché sarebbe un ritorno alla cultura del disavanzo che sembrava finita, ma faccia la sua battaglia sullo squilibrio della Germania: l’ideale per noi sarebbe il rigore per la Germania». Si capisce benissimo di cosa parla il professore:

La Germania ha chiuso il 2014 con un attivo commerciale record di 217 miliardi di euro a fronte di esportazioni per 1.134 miliardi di euro, anche questo un record storico. Rispetto al 2013, l’export tedesco è salito del 3,7% mentre le importazioni hanno aggiunto solo due punti percentuali.
In un mercato in crisi, con tutta l’Europa ad arrancare, a trainare la ripresa dovrebbe essere l’economia che cresce, cioè quella tedesca. Per farlo, dovrebbe comprare i prodotti degli altri Paesi che non hanno sbocchi sui mercati interni, dove i consumatori non fanno altro che tirare la cinghia. Ma ciò non avviene e Berlino, invece di acquistare (import), inonda il mondo dei suoi prodotti (export).

Monti ha chiesto al premier di spingere in Europa per le sanzioni all’export in eccesso. Una richiesta che mal si accorda con le preoccupazioni dei senatori renziani, come quello citato da Martini: «Se il professor Monti ha mandanti internazionali per aprire la strada a qualcun altro, stavolta gli andrà male». E quello stavolta non può che riportarci con la memoria a Berlusconi nel 2011.

banche debito pubblico
Chi detiene lo stock di debito pubblico (La Repubblica, 16 febbraio 2016)

La questione delle banche

Molto più interessante è invece quello che Renzi ha detto a proposito delle banche tedesche e della questione dei titoli di debito pubblico da scorporare dal patrimonio delle banche: una bomba piazzata sui bilanci delle banche italiane che potenzialmente potrebbe costringerle a ricapitalizzazioni monstre:

«Anziché preoccuparci dei titoli di Stato italiani nelle banche bisogna avere la forza di dire che in pancia» a istituti di altri Paesi europei «c’è un eccesso di titoli tossici». Renzi cita il caso della «prima e seconda banca tedesca». Ovvero Deutsche Bank, alle prese con forti problemi di bilancio, da mesi sotto attacco sui mercati finanziari, e Commerzbank, che è la seconda banca più grande della Germania. Altro tema in discussione a Bruxelles, sotto la spinta tedesca, è quello di togliere i titoli di Stato dall’attuale regime riskfree. Anche questa proposta è avversata dall’Italia. E secondo una fonte della commissione, richiamata ieri dalla «Reuters», la proposta della Germania non sta ricevendo l’appoggio di un numero di Stati sufficiente.

«Noi metteremo il veto su qualsiasi tentativo che vuole andare a dare un tetto alla presenza di titoli di Stato nei portafogli delle banche e saremo, senza cedimento, di una coerenza e forza esemplare», ha annunciato Renzi. Difficile non concordare con il premier nel momento in cui vuole difendere l’interesse nazionale e la stabilità del sistema bancario di fronte a una proposta che sarebbe a netto vantaggio di chi detiene titoli come i bund. E anche se i tedeschi pensano che ci sia un calcolo elettorale – e l’obiettivo delle elezioni amministrative, chissà perché – dietro l’atteggiamento di Renzi, nell’occasione da una parte c’è un senatore a vita che rappresenta solo sé stesso. Dall’altra un premier che vuole mettere in discussione principi e scelte di politica economica pericolose per la stabilità del sistema. Il problema sarà passare dalle parole ai fatti. Il solito problema di Renzi.