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Almanacco dei Poteri Forti™

poteri forti matteo renzi

Il grande ritorno dei Poteri Forti. Dopo la loro lunghissima tournée in giro per il mondo al fianco della Tecnofinanza Turboliberista e con l’ausilio degli orchetti del conte Grishnack, i fantasmi tornano a irrompere nella politica italiana grazie a Matteo Renzi e alla sua intervista al limite del patologico rilasciata a Claudio Tito per Repubblica. Un’intervista nella quale Renzi ha cominciato a parlare a suocera affinché nuora intendesse, senza fare nomi: «Negli ultimi giorni si sono schierati contro il governo direttori di giornali, imprenditori, banchieri, prelati. Ai più è apparso come un attacco studiato. Io sono così beatamente ingenuo che preferisco credere alle coincidenze».
 
CHI SONO I POTERI FORTI
E ha continuato subito dopo con quello che sembrava più che altro un j’accuse: «I poteri forti o presunti tali sono quelli che in questi vent’anni hanno assistito silenziosi o complici alla perdita di competitività dell’Italia. Ora vogliono chiedermi in sei mesi quello che loro non hanno fatto in vent’anni? Legittimo, ma io governo senza di loro. Non contro di loro: semplicemente senza di loro. Senza omaggiarli, senza consultarli. Sono una persona senza padroni, senza padrini. Questo per loro è la mia debolezza. Questa invece è la mia salvezza». Bisognerebbe discuterne riga per riga. Andiamo con ordine. Nella prima frase Renzi ha ricordato in fila le critiche che gli sono arrivate in questi giorni nell’ordine da:
Ferruccio De Bortoli, potere talmente forte da essere direttore dimissionario del Corriere della Sera, oltre che persona di comprovata indipendenza (citofonare Previti) e probabilmente ormai inviso all’intera proprietà del quotidiano, viste le modalità del suo addio. Riguardo la battuta sui cappuccini, la frase di De Bortoli è volutamente ambigua: tanto che potrebbe anche pensare che “liberarlo dall’odore di massoneria” vuol dire che il patto le somiglia, nei tempi e nei modi di agire dei cappuccini (la presunta segretezza dell’accordo, i termini presuntamente mai rivelati nel dettaglio e così via), ma senza alcuna allusione diretta. Non che c’entri qualcosa la massoneria, insomma. Sul segretissimo Patto del Nazareno, poi, è inutile continuare.
Diego Della Valle, la cui incisività sulla politica italiana e la capacità di decidere è talmente comprovata che il premier, da questo punto di vista, può dormire sonni tranquillissimi.
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Corrado Passera, che sta, arrancando arrancando, cercando di trovare uno strapuntino politico dal quale poter ambire a ruoli pari all’alta – come è giusto che sia – concezione che l’ex banchiere ha di sé. Ma parliamo di un ex banchiere, appunto. Il quale forse sta cercando di ereditare la sconfitta politica di Fermare il Declino, visto che più in là di questo, senza alleati o vicini, è difficile che possa andare. Di certo il 41% di Renzi se lo sogna, oggi, con Berlusconi ancora in campo.
La Conferenza Episcopale Italiana, sulla quale lui stesso, e nella stessa intervista, ha dichiarato: «Da stamane ricevo telefonate di amici vescovi che c’è stato un equivoco, che le parole sono personali del segretario della CEI (c’è scritto proprio così, non ridete NDR), che nessuno in assemblea ha parlato di slogan. Del resto io, cattolico, rispondo ai cittadini, non ai vescovi». Ora, visto il comportamento tenuto dal governo nei confronti della regolamentazione sulla fecondazione eterologa (prima tre mesi a studiare il dossier, poi il rimpallo del problema al Parlamento: «Fatela voi una legge perché è una questione politica»), non è che Renzi abbia risposto ai cittadini che volevano ricorrere senza doversene andare all’estero a una terapia negata da una legge incostituzionale. Ma tutto questo passa in cavalleria, come sempre.
 
SENZA PADRONI, SENZA PADRINI 
Ma forse bisognerebbe guardare un po’ più in là rispetto ai singoli nomi. E vedere il sistema che si trova dietro i singoli personaggi. Solo che forse da questo punto di vista a Renzi le cose potrebbero andare ancora meglio, visto che il sistema dei media italiano è in conclamata crisi di autorevolezza e di vendite, mentre la recessione ha falcidiato giornali, case editrici e giornalisti. Questi cinque grafici tratti da La Stampa Italiana 2011-2013 della Fieg dovrebbero bastare per illustrare nel dettaglio lo stato dell’arte:


Il rapporto d’altro canto è chiarissimo già da sé:

Per i quotidiani, soprattuttoa partire dal 2007, è iniziato un declino della diffusione che si è andato ampliando, raggiungendo punte molto elevate nel 2011 (‐6,8%) e nel 2012 (‐8,1%). Il calo sembra essersi attenuato nel 2013, mantenendo, comunque, dimensioni considerevoli (‐5,2%). Nell’arco degli ultimi sette anni, le vendite medie giornaliere sono diminuite di oltre 1,6 milioni di copie. Questa evoluzione negativa non riguarda soltanto l’Italia. Tra il 2008 e il 2012, la diffusione mondiale dei quotidiani è calata del 2,2%. È stata l’Europa, sia quella occidentale (‐24,8%) che quella orientale (‐27,4%), a subire le perdite di copie più rilevanti, seguita dal Nord America (‐13,0%). Ad evitare il collasso mondiale della diffusione della stampa quotidiana hanno contribuito le regioni asiatiche (+9,8%) e quelle del Nord Africa e del Medio Oriente(+10,5%).

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La mappa dei nemici di Matteo Renzi secondo Repubblica.

Per quanto riguarda l’imprenditoria e la finanza, non sarà sfuggita al premier l’attuale situazione. Il capitalismo italiano, che ha cominciato un lungo arrocco nel 2001 per mettere in sicurezza i suoi pupilli e gli estimatori del salotto buono, ha visto nella caduta dell’impero di Ligresti la dimostrazione che i tempi sono cambiati, forse per sempre. Se i magistrati bussano alla porta anche di mister 5%, nonostante fosse stato per secoli il garante di tutti gli intrecci che partivano da piazzetta Cuccia per arrivare fino a Trieste e passando quindi per tutte le casseforti della borghesia del Nord, significa che è davvero tutto finito. Nel caso non basti, si guardi in casa Telecom: tanto strategica da costringere Mediobanca, GeneraliIntesa San Paolo all’avventura di Telco fino a qualche tempo fa, tanto inutile da vedere le stesse tre entità annunciare l’addio alla holding con la conseguenza di lasciare il controllo in capo a Telefonica. E le banche italiane? Per valutarne la solidità si può ammirare il tasso di partecipazione italiano alle aste TLTRO di Mario Draghi; su quanta voglia abbiano di mettersi a fare la guerra a Renzi e alla politica, invece, viene proprio da dubitare.
 
IN TUTTI I LUOGHI IN TUTTI I LAGHI
Rimarrebbe la Cei. Della quale parlava stamattina un articolo di Andrea Tornielli sulla Stampa:
La Stampa: le richieste dei vescovi a Matteo Renzi
La Stampa: le richieste dei vescovi al governo Renzi

Diamo un’occhiata alle proposte concrete. Le unioni civili non sono una priorità neppure per il governo, e non lo è stata alla fine nemmeno la fecondazione eterologa, visto che l’esecutivo ha lavorato alle linee guida per tre mesi con il ministro Lorenzin, per poi decidere di lasciare la materia al Parlamento. Di fatto, è riuscito a perdere tre mesi di tempo, alla faccia del governo decisionista. Due su due. Manca in effetti la terza, e potrebbe essere, per coincidenza, il terzo punto su cui si sono concentrate le attenzioni del segretario della Cei Nunzio Galantino che però parlava “a titolo personale” (cit.).

Un altro dei punti caldi che i vescovi vorrebbero fossero tenuti presenti nell’agenda della politica riguarda la scuola,l’unica «scuola pubblica, che può essere statale o paritaria». «In Italia – ha detto Galantino- si sente sempre parlare di “senza oneri per lo Stato”,a proposito delle scuole paritarie, ma immaginate che tutte queste scuole chiudano all’improvviso: dove collocherebbe lo Stato il milione e 300mila studenti che le frequentano? Ricordiamo che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato circa 6 miliardi ogni anno».

Insomma, se questi sono i poteri forti, si può stare tranquilli. Invece non ci si riesce, perché per l’ennesima volta il presidente del Consiglio sembra a caccia di nemici immaginari contro cui scagliare la propria vis polemica, più che uno che ha voglia, come dice, di cambiare l’Italia. I poteri forti sono come gli arbitri: è vero che ci sono, spesso sbagliano e qualche volta li si può accusare di malafede. Ma se te la prendi sempre con l’arbitro significa che il cornuto sei tu.

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