Opinioni

L'accusa di diffamazione a Striscia la Notizia

La redazione di Striscia la Notizia scrive una lettera al direttore di Repubblica sulla vicenda della querela per diffamazione e sulla denuncia per istigazione a delinquere da parte dell’Agenzia delle Entrate nei confronti della trasmissione televisiva di Canale 5:
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Caro direttore,
l’Agenzia delle Entrate accusa Striscia la notizia di diffamazione, di istigazione a delinquere e di aver avviato una «campagna qualunquistica, denigratoria e pericolosa». In realtà è l’Agenzia che ci diffama, vuol far credere che abbiamo aizzato i cittadini. Per far questo diffonde subdolamente, come fosse un nostro suggerimento, uno solo degli “sfoghi” mandati dai cittadini. Sin dal primo servizio ci siamo appellati al Presidente Mattarella, invocando un suo intervento, proprio perché, dai testi delle segnalazioni, avevamo la percezione che l’esasperazione stava crescendo pericolosamente. A conferma di quello che stiamo dicendo, ci sono proprio i fatti riportati dalla stessa direttrice Raffaella Orlandi, tutti antecedenti ai nostri servizi. Abbiamo i filmati delle nostre puntate a prova della strumentale mistificazione dell’Agenzia delle Entrate.
Evidentemente, come testimoniato da molti contribuenti, l’Agenzia è abituata a non tenere in nessun conto i fatti a discolpa di quelli che accusa. Non è colpa nostra se abbiamo semplicemente dato spazio ad alcune delle centinaia di segnalazioni che abbiamo ricevuto su quella che viene ritenuta una vera e propria “patrimoniale occulta”. Quella di Striscia non è una campagna contro l’Agenzia delle Entrate. È piuttosto l’Agenzia ad aver organizzato una campagna contro i contribuenti al solo scopo di fare cassa facilmente, una campagna a tappeto, le segnalazioni ci arrivano da ogni parte d’Italia, isole comprese. Poi c’è la campagna contro di noi, un attacco alla libertà d’informazione che va avanti da settimane, sempre con un tono intimidatorio. In ogni caso, noi siamo determinati a difendere la nostra libertà in tutte le sedi, compreso il Tribunale per i diritti dell’uomo di Strasburgo e abbiamo centinaia e centinaia di cittadini pronti a testimoniare.
Ci vogliono trascinare in tribunale: dovrebbero sapere che è una causa temeraria, anche se, come sempre, andrà a finire che le loro spese legali saranno a carico nostro, dei contribuenti. Finora non abbiamo tirato in ballo Rossella Orlandi, la direttrice dell’Agenzia, ci sembrava scorretto essendo lei lì da poco. Adesso si dichiara amareggiata. Ma la vera amarezza è quella che provano le famiglie e le aziende messe in difficoltà da un meccanismo tanto infernale che la stessa direttrice, dopo i nostri servizi, ha deciso di cambiarlo. La Orlandi dovrebbe ringraziarci e impegnarsi piuttosto ad abolire l’inversione dell’onere della prova, quello che presume che un onesto contribuente sia un evasore incallito. Se la Orlandi è veramente “il nuovo”, faccia una verifica sulle presunte minacce da noi fatte in trasmissione e poi… ci chieda scusa. La fiducia spesso si guadagna anche ammettendo le colpe.