Opinioni

La Verità e Maria Elena Boschi sindaca di Roma

Luca Telese in prima pagina su La Verità oggi la spara grossa: Matteo Renzi pensa a Maria Elena Boschi sindaca di Roma. Il giornalista prende spunto dall’incontro con i comitati di Italia Viva al Cinema Adriano per sostenere che il partito del senatore di Scandicci ha intenzione di candidare la deputata aretina nella corsa al Campidoglio che si svolgerà, se la Giunta Raggi non cade prima, nel 2021.

maria elena boschi sindaco di roma

Naturalmente pare piuttosto impossibile che l’aretina Boschi provi a correre a Roma per vincere e, soprattutto, che Italia Viva si metta oggi a decidere quello che succederà nel 2021 visto che l’orizzonte politico di lungo periodo del politico italiano medio è dopodomani mattina. Ma all’interno di un quotidiano che oggi dedica a Renzi più pagine di quelle che gli dedicherebbe Matteo Renzi News se uscisse in edicola è piuttosto normale. E infatti lo stesso Belpietro oggi ci illustra i piani di Diabolik Renzi ed Eva Kant Boschi con un certo trasporto:

Ma, come dicevo, se prima, essendo il capo assoluto, sia del partito che dell’esecutivo, il blitz fu facile e non incontrò ostacoli, ora la situazione è più complessa, perché, anche se a capo di un suo partito e benché dotato di un potere di veto (se non si fa ciò che chiedo metto in difficoltà il governo, è la minaccia sottintesa a ogni richiesta), Renzi al momento, secondo i sondaggi, vale tra il 3 e il 4 per cento e ha un indice di gradimento tra i più bassi della classe politica. Secondo una ricerca condotta da Nando Pagnoncelli, il suo tasso di popolarità è pari a quello di Roberto Speranza, il quasi sconosciuto ministro della Salute. Più del 7o per cento degli italiani non lo sopporta e solo il 12 ripone in lui la sua fiducia.

Dunque, con una credibilità al minimo e con l’arma spuntata delle elezioni, che può fare l’ex presidente del Consiglio per tornare a contare e spartire il potere? Come dicevamo, può fare ciò che sa fare meglio, ossia occupare le poltrone che contano. Ma, siccome non si può fare come prima, quando a decidere era lui solo, ora è costretto a un lavoro più sotterraneo, per minare nelle fondamenta la solidità dei manager e dei funzionari che oggi sono ai vertici delle aziende pubbliche e delle istituzioni. Le prove di quanto sosteniamo? La prima si è avuta qualche giorno fa, quando Renzi è partito all’attacco del presidente del Consiglio sul famoso Russiagate. A Giuseppe Conte l’ex segretario ha chiesto di farsi da parte, mollando la delega sui servizi segreti. Ovviamente l’esigenza di un avvicendamento non era dettata dalla necessità di fare chiarezza, ma dal fatto che in tal modo si sarebbe potuta liberare una casella e questa avrebbe potuto essere occupata da una persona vicina al leader di Italia viva.

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