Fact checking

La vera storia di Vittorio Bertola "espulso" dal M5S via Facebook

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Finora per commentare le espulsioni nel MoVimento 5 Stelle tutti hanno sempre ricordato il vecchio adagio che a fare i puri c’è sempre qualcuno più puro di te che ti epura. Ma cosa succede quando un Cinque Stelle come Vittorio Bertola viene espulso dal partito, si può ricorrere alla stessa metafora? Perché se una cosa è certa è che Bertola non sia uno qualsiasi dei pentastellati torinesi e non solo perché durante la scorsa consiliatura è stato eletto consigliere comunale ma perché è stato uno dei degli attivisti politicamente più onesti del MoVimento. Il che magari non farà di lui un grande statista ma una delle risorse sulle quali costruire un vero partito politico in grado di governare.
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Perché si è arrivati all’espulsione di Vittorio Bertola?

A dare l’annuncio della sua imminente espulsione è stato lo stesso Bertola che ha pubblicato oggi su Facebook una lunga nota a proposito di un’assemblea cittadina del M5S prevista per domenica 18 dicembre nella quale il primo punto all’ordine dell’ordine sarà appunto il suo allontanamento dal Cinque Stelle. Curiosamente l’espulsione verrà discussa (e probabilmente votata) anche in assenza di Bertola che non potrà essere presente perché in Germania e al quale, per sua stessa ammissione non è stato notificato ancora nulla.
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In realtà si tratterebbe non di una vera espulsione ma di un’esclusione. Da cosa? Lo spiega un altro attivista: dal gruppo Facebook degli attivisti torinesi dove a quanto pare Bertola non è abbastanza attivo. Esclusione che significa in realtà l’impossibilità di partecipare alle riunioni cittadine e alle votazioni.
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Ma evidentemente a Bertola non interessa poi così tanto difendersi, in primo luogo perché ormai è un semplice attivista e non ricopre alcuna carica all’interno del partito in secondo luogo perché, come dice lui, ha “altre cose per la testa”. Giusto per far capire Bertola era uno che sei anni fa andava – come hanno fatto moltissimi attivisti agli albori del MoVimento quando ancora i pentastellati non erano stati eletti nelle stanze del potere – a fare streaming delle sedute del Consiglio Comunale, oppure era uno di quelli che salivano sulle barricate per opporsi al piano di riqualificazione dell’area ex-Westinghouse e alla costruzione di un centro commerciale che invece la sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato che si farà lo stesso, perché il Comune ha bisogno di soldi (stessa motivazione data da Fassino all’epoca in cui Bertola e Appendino erano consiglieri d’opposizione).
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Bertola spiega che il suo problema, o meglio il problema per il M5S è che ora riserva alla Appendino lo stesso trattamento che quando era all’opposizione aveva riservato a Fassino. Fiato sul collo scrive lui dicendo che questa deve essere (o meglio era) la cifra distintiva del MoVimento. E sicuramente lo era quando i grillini stavano all’opposizione ma governare – come stanno imparando Virginia Raggi e Chiara Appendino – è cosa diversa e richiede giocoforza una coesione diversa. Perché un conto è essere critici verso chi governa stando all’opposizione un conto è governare dovendo difendersi dalle critiche di chi invece dovrebbe stare dalla tua parte. La prima cosa è facilissima, la seconda sostanzialmente impossibile. C’è inoltre da dire che – come Bertola ricorda – lui non partecipa più molto alla vita attiva del partito. Il motivo non è che è stato messo all’angolo dal nuovo corso ma che si è messo fuori da solo, con quella sua decisione di abbandonare la politica (in polemica con la Appendino) e quindi di non ricandidarsi in Consiglio Comunale salvo tornare sui suoi passi poco prima delle elezioni amministrative. E sicuramente pesa anche il fatto di non essere più in buoni rapporti con il gruppo dirigente piemontese, ovvero i parlamentari Laura Castelli e Davide Bono.

E se alcune critiche sono politiche, legittime e nel merito, come si è spesso ricordato a proposito dell’attivismo di Bertola, altre sembrano totalmente gratuite. Ad esempio questo video pubblicato da Bertola dove si fa dell’ironia sul fatto che il Presidente del Consiglio Comunale non sia in grado di leggere “il numerale romano “II” contenuto nel nome di uno dei principali corsi cittadini”. Ed è un peccato che Bertola e il MoVimento abbiano deciso di terminare così il loro percorso assieme, che dura da più di un decennio. Perché senza dubbio Bertola non è completamente distante o “altro” dal MoVimento attuale. Prendiamo ad esempio le sue quattro proposte per l’immigrazione, un intervento ospitato sull’house organ ufficiale del partito e datato agosto 2015, c’è qualche differenza con quanto ribadito nei giorni scorsi da Alessandro Di Battista sullo stesso argomento? La risposta è no. Ma non è sulle questioni politiche o di programma che probabilmente si deciderà l’espulsione di Bertola (come del resto non è quasi mai stato fatto nel MoVimento) ma sul fatto che di recente l’ex consigliere comunale si è messo contro direttamente i vertici del partito, ovvero Grillo e Casaleggio (Junior). Lo ha fatto qualche tempo fa quando ha denunciato l’assenza di democrazia interna al MoVimento dove tutti sono obbligati a passare per il Blog di Grillo (cosa che in effetti non è proprio una rivelazione) e l’abbandono delle piattaforme dei Meetup (dove Grillo e Casaleggio non hanno tutto il potere di controllo necessario).

Tutti i tentativi di creare nuove piattaforme di democrazia diretta sono stati stoppati dalla dirigenza del Movimento, così le discussioni restano tutte sul blog di Grillo. Molti gruppi usano Airesis o LiquidFeedback ma anche questi strumenti sono usati solo per comunicazioni tecniche, non per il dibattito politico tra attivisti.
A Torino com’è la situazione?
Meetup è stato abbandonato, noi stiamo sperimentando la piattaforma QuartaRepubblica in fase embrionale, ma le vere discussioni avvengono in un gruppo chiuso su facebook tra gli eletti in consiglio comunale

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Questo sembra essere il gruppo segreto cui faceva riferimento Bertola in quell’intervista

Oppure quando ha criticato le pressioni dei vertici del partito per spingere gli attivisti a votare e approvare il nuovo statuto e regolamento. Insomma, come tutti gli uomini politici Bertola avrà senza dubbio commesso qualche errore di valutazione in passato, ma l’errore più grande è stato quello di criticare la struttura del partito nella sua essenza.  In un partito in cui nonostante probiviri e comitato d’appello le forme di mediazione dei conflitti – a qualsiasi livello – non sono sostanzialmente contemplate o prese seriamente in considerazione allora chi non è fedele alla linea ha solo un’alternativa. E dato che nemmeno a lui sembra interessare poi così tanto stare dentro al MoVimento la questione della sua espulsione sembra soltanto una mera formalità.