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La vegana che si rallegrava per la morte del macellaio del supermercato di Trèbes

vegana macellaio ucciso Radouane Lakdim terrorista francia condanna - 1

Una donna, vegana e attivista per i diritti degli animali, è stata condannata a sette mesi di carcere con la condizionale a causa di un post su Facebook nel quale si rallegrava della morte di Christian Medves, il macellaio del supermercato di Trèbes rimasto ucciso durante l’attacco terroristico condotto da Radouane Lakdim, il terrorista che chiedeva la liberazione di Salah Abdeslam.

Il post della vegana che gioiva per la morte del macellaio

In un post su Facebook la donna, che e si presenta sui social network come militante animalista e produttrice di formaggi vegani, aveva scritto: “Be’ cosa, vi sciocca che un assassino si faccia uccidere da un terrorista? Non io, ho zero compassione per lui. Alla fine esiste pure una giustizia”. Un commento già letto mille volte. Uno come i tanti postati da certi vegani oltranzisti che hanno completamente frainteso il senso del messaggio animalista e si nascondono dietro il karma o una giustizia divina. Persone i cui atteggiamenti vengono spesso e volentieri criticati soprattutto dalla vasta maggioranza di vegani e animalisti che rispettano la vita umana e il dolore altrui. Il post della donna, che aveva impostato la privacy su “pubblico”, era stato pubblicato con tanto di nome e cognome dal quotidiano La Dépêche du Midi.

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Il post su Facebook della donna che si rallegrava per la morte del macellaio Fonte La Dépêche du Midi

Il commento aveva suscitato una tempesta di polemiche. La Dépêche riferisce che la donna aveva anche contattato un utente “stupendosi” che avesse condiviso e commentato il suo post. Ma ormai non c’era più nulla da fare perché come aveva spiegato qualche giorno fa la giudice Karline Bouisset della procura di Foix il messaggio era stato rapidamente individuato e rimosso. L’autrice era stata così incriminata per “apologia di terrorismo”. Ieri è arrivata la condanna per direttissima. Alla fine esiste pure una giustizia.

 

Foto copertina via La Dépêche du Midi