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La tutela per Stefano Adani disposta dalla polizia per l'indagine sulle firme M5S a Bologna

neXt quotidiano|

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Una vigilanza leggera, ma pur sempre una forma di protezione e tutela, per Stefano Adani, l’ex militante M5S che ha presentato l’esposto che ha fatto scattare le indagini per le firme false a Bologna. A quanto apprende l’Adnkronos, dopo le minacce a cui è stato sottoposto l’uomo, le forze dell’ordine hanno disposto una sorta di vigilanza sulla sua abitazione. Ieri Adani aveva ricevuto una serie di insulti e minacce sul suo profilo Facebook:
stefano adani minacce

“Sei un grandissimo infame , spero che ti spacchino la faccia”, “Sul profilo metti la tua faccia invece del cane, o ti schifi da solo?” ,”Sei il nulla mischiato col niente”, “Anfame, quanto è bello fa la spia mortacci tua”. Questi solo alcuni dei post. C’è chi cerca di screditare il contenuto e le motivazioni dell’esposto: “Secondo me hanno scoperto chi era e l’hanno mandato via a calci in c… ecco perché gli brucia”, e ancora: “Ecco un altro poveretto che parla del nulla, non hai argomenti e ti rifugi nel nulla assoluto………..salutami Pasquino……eunuchi”.
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“Le minacce non mi fanno certo stare tranquillo – aveva detto Adani all?ADN – ma non mi impaurisco e non mi tiro indietro”. Adani insieme a Paolo Pasquino avevano depositato un esposto per denunciare quelle che a loro dire erano le irregolarità compiute dal M5S nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste elettorali. Un dossier piuttosto corposo, fatto di racconti, testimonianze dirette e prove circostanziate che secondo i due attivisti del Cinque Stelle dimostrava gli illeciti compiuti durante le fasi di presentazione delle liste. Dopo due anni di indagini sul materiale raccolto ora sono arrivati i primi quattro indagati, tra cui Marco Piazza, vicepresidente del consiglio comunale a Bologna e già autosospesosi dal M5S. Tania Fiorini, un’altra degli indagati, ha ammesso le procedure irregolari:

«Ho preso un modulo per la raccolta firme e l’ho portato a casa, è vero. Ho chiesto la firma ad una mia vicina, pensavo si potesse fare, mi sono fidata, pensavo che loro poi avrebbero sistemato tutto, coordinava tutto Serena Saetti. Ero anche a Roma, sono passata alla manifestazione del circo Massimo e ho visto che raccoglievano le firme per le regionali anche lì, ma non avevo idea di come si facessero queste cose». Tania Fiorini, candidata alle ultime Regionali nella lista dei 5 Stelle, e oggi uscita dal Movimento, conferma l’ipotesi investigativa messa in piedi dai magistrati della procura.
Indagata nell’inchiesta sulle firme raccolte irregolarmente dai grillini in vista delle Regionali del 2014 ammette, di fatto, di aver fatto firmare una conoscente in assenza di certificatori. Conferma, inoltre, che a Roma furono chieste le firme per le Regionali. Un’ammissione piena, oltre la quale aggiunge che lei dei meccanismi di raccolta delle firme non sapeva nulla e che quindi si era fidata dei vertici bolognesi del movimento. Fiorini, sentita da Repubblica, va anche oltre e spiega: «Certo mi stupisce che tra gli indagati non ci sia anche Massimo Bugani, visto che ha sempre condiviso tutto insieme a Marco Piazza».
E rincara la dose: «C’era molta paura di non fare in tempo a presentare la lista, molta disorganizzazione. Quando ho visto che, alla fine, avevano raccolto tante più firme del necessario ho immaginato che quelle raccolte come nel mio caso, non sarebbero state consegnate». Conclude: «La Saetti si occupava di questa cosa e non solo a me ha chiesto di raccogliere le firme. In quanti lo abbiano fatto non lo so»

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Le firme di Bologna e le foto su Facebook

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