Economia

La storia dei finanziamenti pubblici negati al Foglio (e a Italia Oggi)

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contributi pubblici il foglio claudio cerasa

Il Foglio oggi annuncia “Un tentativo che non riuscirà per colpire il Foglio e cercare di chiuderlo” perché il quotidiano di Claudio Cerasa è stato escluso dai finanziamenti pubblici all’editoria del 2018.

La storia dei finanziamenti pubblici negati al Foglio

Nell’articolo, che non compare sotto paywall, il quotidiano mette sotto accusa “un giornalista già consulente di Vito Crimi, indimenticabile maestro e padrone per un anno e mezzo dei contributi per l’editoria in area governativo-grillina”, che sarebbe colpevole di aver “anticipato ieri via blog una decisione del Dipartimento, di cui è direttore il dottor Ferruccio Sepe e responsabile politico il sottosegretario Andrea Martella: la decisione è di escludere il Foglio dai contributi all’editoria per il 2018, segnalata nel sito della presidenza del Consiglio”. La persona di cui Il Foglio non fa il nome è Pier Luca Santoro, che è stato consulente del dipartimento per l’informazione e l’editoria (ovvero proprio di Crimi) e che sul suo blog ieri ha pubblicato un post in cui scriveva questo:

Rispetto agli anni precedenti, si nota come finalmente si sia iniziato a fare pulizia di “furbetti”. Le testate per le quali il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha valutato la non idoneità ad essere finanziate sono diverse. Il Foglio, una della tante testate che ha giocato per anni nelle pieghe legislative per ottenere contributi ai quali di fatto non avrebbe avuto diritto, finalmente, non figura tra quelle che hanno avuto contributi diretti nel 2018.

Oltre al quotidiano diretto da Cerasa, altra testata assente è Italia Oggi, che negli anni precedenti figurava sempre tra i primi dieci quotidiani per importo finanziato, e che ora, appunto, invece è stata esclusa, giustamente, anche se pare che qualcuno, purtroppo, stia cercando di tornare ad inserirla tra le aventi diritto sostenendo la necessità di «sanare la disparità esistente nel settore, consentendo agli editori di quotidiani e periodici partecipati da società quotate in misura minoritaria di fruire del contributo». Intervento che ci auguriamo vivamente non abbia luogo.

carlo calenda il foglio

Va anche segnalato che il Post ha scritto che il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ha pubblicatouna settimana fa” gli elenchi. Quindi Santoro non ha anticipato alcunchéIl Foglio fa sapere che qualche tempo fa la Guardia di Finanza ha “rispolverato una vecchia inchiesta di accertamento giacente da sette anni nei cassetti sui contributi per gli anni 2009-2010”:

Il verbale della Finanza, con la quale la cooperativa editrice del Foglio ha sempre lealmente collaborato con la cessione la più ampia di tutta la documentazione amministrativa necessaria, coordinata per l’occasione o comunque raccordata al Dipartimento per l’editoria, stabiliva che il Foglio non aveva diritto in quel biennio ai contributi di legge perché non aveva raggiunto la percentuale del 25 per cento delle vendite calcolate sull’intera tiratura.

Secondo il quotidiano l’argomento “è stato dimostrato falso nelle nostre controdeduzioni, cosa che qualunque tribunale civile è in grado di decidere in qualunque momento”. In realtà la frase vuole dire che il Foglio ha portato le sue controdeduzioni riguardo l’accusa ma il tribunale non ha ancora deciso alcunché.

Il Foglio e i contributi pubblici all’editoria

Il Foglio ha ricevuto nel frattempo la solidarietà di Matteo Renzi e Carlo Calenda, che hanno pronunciato parole bellicose nei confronti della maggioranza di governo. E ha aggiunto che in tribunale deve anche fronteggiare altre due accuse: quella di essere “un movimento inesistente, la Convenzione per la giustizia, il che era gravemente falso, visto che il movimento esisteva, aveva tenuto un suo congresso di fondazione a Firenze, perfino alla presenza di Marco Travaglio”.

matteo renzi il foglio

Infine, secondo l’accusa quella che regge il Foglio non è “una vera cooperativa in quanto le forze che avevano dato origine al Foglio come Srl vi erano rappresentate e la sostenevano in relazione alla valorizzazione della testata, che il Foglio aveva da loro in affitto”.

finanziamenti pubblici il foglio
Tabella da: Datamediahub di Pier Luca Santoro

Intanto la ripartizione dei fondi pubblici per l’editoria vede attualmente in testa Dolomiten con 6,1 milioni di euro, seguito da Avvenire con 5,5, Libero con 5,4, Il Manifesto con 3, il Quotidiano del Sud con 2,9, Primorsky Dnevnik con 2,6, Cronacaqui con 2,3, il Corriere di Romagna con 2,2, CronacheDI con 1,3 e il Quotidiano di Sicilia con un milione di euro.

EDIT: Vito Crimi risponde su Facebook alle accuse del quotidiano di Ferrara e Cerasa:

CARO “FOGLIO”, CON I 6 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI ALL’EDITORIA CHE AVRESTI INCASSATO ILLECITAMENTE NEL BIENNIO 2009-2010 CRIMI E IL M5S NON C’ENTRANO NIENTE

Oggi scopriamo che “Il Foglio” è al centro di un’indagine della Guardia di Finanza. Motivo: nel biennio 2009-2010 avrebbe incassato 6 milioni di euro di contributi pubblici all’editoria senza averne avuto diritto. Soldi che adesso dovrebbe restituire. Ora, a causa di questo debito, il Dipartimento per l’Informazione e per l’Editoria ha bloccato l’erogazione dei nuovi contributi. E “Il Foglio” cosa fa? Accusa il MoVimento 5 Stelle e il sottoscritto. E qualche sprovveduto gli va dietro, urlando alla libertà di stampa (che non c’entra niente).

Mi chiedo: cosa c’entro io, o il Movimento 5 Stelle, o i collaboratori che hanno “osato” lavorare con noi, se “Il Foglio” si ritrova a dover restituire 6 milioni di euro che la Guardia di Finanza (non Grillo o Casalino, la Guardia di Finanza) ritiene abbia incassato illecitamente 10 (dieci) anni fa, quando il Movimento quasi nemmeno esisteva?

vito crimi il foglio

Caro “Il Foglio”, mettiamo in chiaro alcune cose:
– non mi occupo più di editoria da agosto, cioè da quando è caduto il primo Governo Conte;
– il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria non agisce su “ordine” dell’autorità politica (dunque né del Movimento 5 Stelle, né di altri), ma in virtù delle leggi italiane che è tenuto a rispettare;
– se la Guardia di Finanza ritiene che “Il Foglio” debba restituire allo Stato 6 milioni di euro, il Foglio non dovrebbe prendersela con il Movimento, né con Crimi, ma anzi dimostrare in tribunale la propria eventuale innocenza;
– se il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ritiene di bloccare l’erogazione dei contributi pubblici ad un giornale che ne dovrebbe restituire altri per 6 milioni di euro, “Il Foglio” non dovrebbe prendersela con il Movimento, né con Crimi, ma muoversi nelle sedi opportune per stabilire la verità e il rispetto della legge.

Spiace constatare, invece, come “Il Foglio” riesca a tirare in ballo il Movimento 5 Stelle anche quando non c’entra niente: mentre nel biennio 2009-2010 il Foglio incassava i 6 milioni che secondo la Finanza erano illegittimi, il Movimento veniva fondato a Firenze, il 4 ottobre 2009.

Quella prodotta oggi da “Il Foglio”, purtroppo, non è informazione. È letame. Letame che evidentemente a qualche sostenitore della “libera stampa” (a targhe alterne) piace rimestare e rilanciare per i suoi obiettivi.

EDIT 2 Andrea Martella interviene, chiamato in causa da Calenda & co.:

“Sul tema dei contributi al Foglio penso sia necessario e utile evitare polveroni e strumentalizzazioni che non servono a nessuno e lasciare parlare solo i fatti”. A dirlo il Sottosegretario all’Editoria e all’informazione, Andrea Martella. “Credo di aver personalmente già dimostrato, anche con le scelte compiute con la legge di bilancio, di agire a tutela del pluralismo delle voci e della libertà di informazione, quali pilastri irrinunciabili per la nostra democrazia”. Martella elenca quindi “i fatti: è in corso da parte del Dipartimento per l’informazione e l’Editoria – racconta il Sottosegretario – un’istruttoria tecnica a seguito delle risultanze di una verifica effettuata dalla Guardia di Finanza. Tale istruttoria ovviamente acquisirà le contro deduzioni da parte della testata e si concluderà per legge entro il prossimo febbraio”. “Fin qui i fatti. Sulle polemiche – conclude Martella – non credo sia il caso di entrare, lasciando il tempo a tutti, istituzioni e testata, di svolgere il proprio lavoro a sostegno e tutela, ripeto, della libertà di informazione e del pluralismo delle voci, come si conviene in una democrazia liberale”.

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