La macchina del funky

La scure dei renziani su Enrico Rossi in Toscana

Enrico Rossi è uno dei leader degli scissionisti del Partito Democratico e ieri ha ripetuto, in un paio di dichiarazioni ufficiali, di avere intenzione di restituire la tessera, anche per accelerare le procedure e far rompere gli indugi a Michele Emiliano, che al contrario sembra invece volersi a tutti i costi tenere il cerino acceso in mano. Oggi su La Stampa si racconta che però i renziani in Regione Toscana stanno mettendo a rischio la giunta. Ieri Rossi ha avuto un colloquio con Dario Parrini, segretario del PD in regione:

Poco dopo Parrini su Facebook ha pubblicato un post che sembra assai poco rassicurante: «Malgrado avessi vicino tanti che erano contrari, nel 2015 ho difeso la tua ricandidatura senza primarie». Rossi era presidente uscente, infatti, ma nel frattempo era iniziata l’era Renzi e Stefania Saccardi, per esempio, era considerata la candidata renziana naturale. Fu Renzi a dire che toccava ancora a Rossi. Parrini aggiunge: «Stai per compiere un gesto incomprensibile per chi meno di due anni fa ti ha votato in quanto esponente del Pd. Con la passione di centinaia di migliaia di elettori non si scherza».

dario parrini enrico rossi
E le difficoltà per Rossi non si fermano ai post su Facebook:

Poi c’è Davide Ermini, deputato, toscano, renziano: «Rossi è della minoranza ed è stato Renzi a riproporlo nel 2015. Nel momento in cui cambia partito mettiamoci perlomeno a sedere per chiarirci le idee ». Sembrano avvisi di sfratto. Rossi, racconta chi ci ha parlato dopo, non intende certo farsi da parte: «Io sono tranquillo – ha spiegato – vado avanti con il programma con cui mi hanno eletto». A un giornalista che gli chiede di commentare le parole di Ermini, il presidente della Toscana risponde sprezzante: «Ermini chi?».
Parrini, interpellato al telefono, prova a minimizzare: «Ho molto rispetto per le istituzioni, non siamo destabilizzatori, abbiamo grandissimo senso di responsabilità istituzionale. Anche per chi non ce l’ha». Parrini, però, intanto avvia una «campagna di ascolto», riunioni in tutti comuni per sentire «la base».

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